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SOLO IL PERONISMO PUO’ GOVERNARE L’ARGENTINA?

Le elezioni legislative di metà mandato in Argentina sono previste per il 22 ottobre (Qui il cronoprogramma con le varie date che condurranno all’appuntamento di ottobre) e rinnoveranno il Senato con 24 nuovi eletti per il periodo 2017-2023 e quasi la metà della Camera con 127 deputati che resteranno in carica sino al 2021. Evidente il valore politico tanto per il governo Macri, che misurerà l’appoggio al proprio progetto di modernizzazione del paese come per l’ancora smarrita opposizione peronista impegnata anch’essa nella rifondazione della propria capacità di governo.Nonostante le parole di intenti per far convergere verso un fronte comune le mille fazioni interne del peronismo, non c’è minimamente accordo fra di esse, ed i personalismi sembrano ancora prevalere.Emblematico al riguardo è stato l’annullamento della riunione del Partido Justicialista bonaerense nella località di Santa Terisita il mese scorso, quando cioè si doveva iniziare ad intavolare l’argomento in merito alle possibili strategie iSAM_7391n vista di ottobre. E’ proprio la strategia di conduzione del partito e la lista sui papabili nomi da candidare che segnano le differenze fra le varie correnti. Maximo Kirchner ed il potente movimento da lui guidato,La Campora, vorrebbero imporre come candidata al Senato nella circoscrizione di Buenos Aires (la circoscrizione elettorale più pesante della nazione con i suoi oltre 16 milioni di abitanti ed i suoi quasi 12 milioni di elettori, che rappresentano circa il 40% del totale elettorale, vera cartina di tornasole delle future presidenziali) l’ex Presidente Cristina Kirchner ma alcuni sindaci peronisti tirerebbero invece la volata in favore dell’ex Ministro degli Interni Florencio Randazzo, il grande escluso delle presidenziali 2015 (escluso proprio da Cristina Kirchner che incoronò al suo posto, senza primarie interne, Daniel Scioli), il quale sarebbe disposto quindi a giocarsi il posto in Senato sfidando apertamente Cristina Kirchner nelle PASO (Primarias Abiertas Simultaneas y Obligatorias) del 13 agosto (le primarie che decidono i vari candidati di ciascun partito) sognando così il sapore di una possibile “vendetta” per lo sgarbo ricevuto nel 2015. Ad appoggiare Florencio Randazzo nell’impresa ci sarebbe il “Movimiento Evita”, SMATA (Sindicato de Mecanicos y Afines del Transporte Automotor) influente sindacato dei meccanici, e diversi Sindaci del Gran Buenos Aires. Al momento i primi sondaggi in una eventuale primaria interna, vedrebbero nettamente favorita Cristina Kirchner su qualsiasi sfidante.Cristina staccherebbe Randazzo con un gap di ben 10 punti ed oltre il 30% dei consensi, ma se per caso dovesse uscirne clamorosamente sconfitta da questa contesa, allora verrebbe automaticamente scaricata dal peronismo e ciò che rischierebbe non sarebbe solamente una mancata elezione a Senadora nazionale per la Provincia di Buenos Aires, ma la perdita della protezione politica e l’arresto insieme ai suoi figli a seguito delle numerose cause giudiziarie pendenti per corruzione.Il Partido Justicialista è diviso fra chi pretende che Cristina Kirchner torni a guidare il peronismo, e chi invece assicura che Cristina è ormai parte del passato e che quindi il PJ necessiti per questo di un rinnovamento profondo che dia largo ai vari nomi che si sono gradualmente affermati sulla scena nazionale nell’ultimo decennio.Queste elezioni di medio termine certo sono molto importanti per misurare lo stato di salute di maggioranza ed opposizione, ma sono viste solamente come un antipasto in vista delle elezioni presidenziali 2019.Tuttavia anche se la strada è ancora lunga da qui al 2019, questo appuntamento elettorale rappresenta un barometro significativo per misurare e capire di quanto consenso interno al peronismo godano i più o meno nascosti aspiranti Presidenti.Non possiamo non ricordare in questa lotta politica inoltre il nome Sergio Massa, che con il suo Frente Renovador (scissionista del Frente Para la Victoria kirchnerista) alle scorse presidenziali ottenne oltre il 20% dei voti al primo turno, pacchetto di voti rivelatosi poi decisivo per il ballottaggio fra Macri e Scioli.A tutt’oggi Sergio Massa con i suoi parlamentari, risulta essere l’ago della bilancia per le sorti del Governo di Cambiemos, non godendo questo di numeri favorevoli in parlamento.Tutto lascia presupporre che Massa ci sarà anche nel 2019 all’appuntamento presidenziale, ed è proprio in questa ottica (fiutare il possibile vincitore per salirne sul carro) che va letto inoltre l’avvicinamento al Frente Renovador dell’ex candidata presidenziale e deputata del GEN (Generacion Encuentro Nacional) Margarita Stolbizer, anche se il fronte socialista che la sostenne alle scorse presidenziali rifiuta nettamente questa ipotesi di avvicinamento al Massismo.E’ sempre poi in questa prospettiva presidenziale che va letto quindi l’attacco frontale di Sergio Massa in risposta alle critiche di Macri che lo ha accusato di ambiguità politica; una persona inaffidabile che si trova ad essere quando gli conviene un pò governo ed un pò opposizione. “Tu e Cristina Kirchner siete due facce della stessa moneta.Quello che sta perdendo la credibilità agli occhi degli argentini siete voi” la immediata risposta alquanto piccata di Massa.Queste affermazioni hanno suscitato l’ironia tagliente del giornalista Fernando Iglesias, che ha sottolineato in un tweet la faccia tosta di Massa nel dichiarare ciò, proprio da parte di chi cioè è stato niente meno che Capo di Gabinetto della ex Presidente Cristina Kirchner! CAMBIEMOSPer Fernando Iglesias non è un caso che l’appuntamento elettorale di ottobre sia molto sentito dal Partido Justicialista.Iglesias al riguardo parla apertamente di “Peronometro”, ma in cosa consiste? Il Peronometro, fuor di metafora, non è altro che un “termometro” che misura la temperatura politica del paese: con il 70% di approvazione presidenziale il peronometro segna “appoggio incondizionato”, al 60% “appoggio critico”, al 50% “appoggio condizionale”,al 40% “condizione deliberativa” (mani libere), al 30% “Manuale di Destabilizzazione e Saccheggi”.Si avete capito bene! Manuale di saccheggi e destabilizzazione del paese! Un modus operandi tipico del peronismo, che trova la complicità in parti dello Stato, in primis fra tutti la polizia bonaerense che nel 2001 di fronte ai disordini di piazza che assediavano la Casa Rosada (costringendo De La Rua ad abdicare e ad abbandonare la Rosada in elicottero) rimase praticamente immobile. Fernando Iglesias lo ricorda nel suo libro “Es el Peronismo, estupido!”  E’ la stessa Cristina Kirchner che ne fa riferimento in un suo discorso pubblico (video), ammettendo che le pressioni ed i disordini di piazza che portarono alla caduta del governo del radicale Fernando De La Rua nel 2001 (il quale si trovò a gestire una bomba ad orologeria nei conti pubblici lasciata dal suo predecessore, il peronista Carlos Menem), gettando il paese nel caos, furono orchestrati attraverso la messa in pratica di questo manuale di “golpes, saqueos y violencia”.Quando De la Rua lasciò la presidenza vi era un 38% di gente che versava in condizione di povertà,solamente otto mesi più tardi, sotto la presidenza del peronista Eduardo Duhalde, la povertà schizzò al 57% (dato ufficiale Indec-Istat argentino), cose che avvengono solamente in paesi con guerre civili o terremoti” per Iglesias, ma “stranamente” con Duhalde non vi furono le stesse sollevazioni di piazza.Il mito Justicialista dice che “Solo il peronismo può governare l’Argentina” .DIAS FELICES E’ dal 1928 con il Presidente radicale Marcelo Alvear, che un governo non peronista, non termina il suo mandato.Dopo vi fu il primo golpe di Stato con il generale Uriburu,scortato dall’allora giovane capitano Juan Domingo Peron (foto), seguirono poi oltre ottant’anni in cui il potere fù gestito dalle due fazioni interne al nazionalismo autoritario argentino: la componente elitista e quella populista, con altri successivi golpe.Non è certo un caso se durante le recenti manifestazioni sindacali che hanno paralizzato il paese,durante le proteste organizzate dalla CGT (Confederacion General del Trabajo) contro il governo, gli aderenti allo sciopero, al posto di cantare l’inno nazionale, cantavano “Torneremo al potere” e la marcia peronista! Mauricio Macri e la sua coalizione Cambiemos (una coalizione larga, che comprende oltre al PRO, partiti di centrosinistra come la Union Civica Radical e la Coalizione Civica di Elisa Carriò) hanno ereditato da Cristina Kirchner uno Stato praticamente distrutto: 695% la crescita della spesa pubblica fra il 2007 e il 2015; 27,8% di povertà (fonte UCA-Università Cattolica Argentina,una delle più prestigiose del paese,vista la totale mancanza di credibilità dell’Indec kirchnerista); 241% l’inflazione da maggio 2003 a novembre 2015; 4,5 milioni di persone che vivono di un piano sociale; 27 miliardi di dollari letteralmente bruciati dalle riserve del BCRA fra il 2011 e il 2015. Con il governo Macri l’Argentina sta graudualmente riaffacciandosi al mondo e ad un contesto internazionale che per oltre un decennio l’aveva lasciata nel più completo isolamento e priva di credito. L’inversione di rotta a 360 gradi rispetto ad un recente passato autarchico che ha visto ben evidenti tutti i suoi limiti (crescita inflazione,spirale prezzi-salari,distorsione della competitività industriale a discapito dei consumatori) è testimoniata dai numerosi contatti politico-diplomatici ed economici intrapresi durante questi due anni nel mondo per recuperare la credibilità precedentemente perduta ed invitare così gli imprenditori internazionali ad investire in Argentina.Un timore però è presente nelle menti dei vari imprenditori stranieri: l’Argentina ha veramente imboccato una volta per tutte la giusta strada? Vi è la necessità infatti che questo cambio di rotta duri più dei 4 anni della presidenza Macri, vi è la necessità di stabilità ed un contesto con regole chiare in una prospettiva di lungo periodo, in un paese in cui negli anni kirchneristi si propendeva per il “modello economico” degli amici venezuelani (sic!) e diverse imprese,vista l’impossibilità di poter operare in loco, sono letteralmente fuggite dal paese (e con loro i posti di lavoro) a causa della difficoltà ad importare merci e per il cepo al dolar (folle e farlocco regime di cambio fisso fra peso e dollaro).Date queste condizioni di partenza a dir poco drammatiche in campo economico, il cambiamento attuato dal governo Macri non è stato facile e soprattutto non è stato inizialmente indolore, ma tuttavia necessario. DEBTEd ora in questo 2017, dopo la dura recessione dello scorso anno,vi sono previsoni di crescita del 3% del PIL.L’economista Josè Luis Espert pur riconoscendo questo disastroso quadro di partenza ereditato dal governo di Cambiemos, è però fortemente critico nei confronti della conduzione economica gradualista fin qui attuata per il paese.Espert sostiene che l’Argentina debba cambiare radicalmente rotta per recuperare la credibilità perduta durante tutti questi anni,tornare cioè ad essere un paese serio che tiene fede ai suoi impegni (ne sanno “qualcosa” al riguardo le migliaia di ex detentori italiani di bond argentini). Espert è un convinto sostenitore di una shock therapy”, e motiva questo suo approccio ripercorrendo la storia economica dell’Argentina caratterizzata da default in serie che hanno segnato profondamente il paese nel corso degli anni: è la storia del deficit pubblico argentino (Il deficit pubblico, o disavanzo pubblico, è la situazione contabile dello Stato che si verifica quando nel corso di un esercizio finanziario, le uscite superano le entrate) molto chiara al riguardo: come copro questo buco che si viene a creare nei conti pubblici? Se i deficit precedenti al “Rodrigazo” (1975) si finanziavano con emissione monetaria e attingendo alle riserve valutarie del Banco Central (BCRA), dal 1978 Martinez de Hoz per coprire questo buco nei conti, ricorse invece al collocamento del debito pubblico esterno, ma la “Tablita” di Martinez de Hoz termina in un’altra crisi nel 1981 ed il debito pubblico entra in default.Come cercò di coprire questo buco nei conti Raul Alfonsin (ritorno alla democrazia 1983-89)? di nuovo come avveniva precedentemente al Rodrigazo, cioè con emissione monetaria e prosciugando le riserve del BCRA, fino a che il paese cadde nell’iperinflazione (200%!).Dopo venne Carlos Menem con Domingo Cavallo.Come coprì il disavanzo nei conti Menem? Come con Martinez de Hoz, cioè con emissione di debito pubblico esterno (e decretando la sciagurata ed irreale legge di convertibilità 1 dollaro/1 peso), ma nel 2001 ci fu il default.Come tentarono di coprire questo disavanzo nei conti i Kirchner? Nuovamente con emissione monetaria e attingendo a piene mani alle riserve del BCRA.E Macri?? DE LA RUAIncominciando ad emettere nuovamente debito pubblico.La storia del deficit pubblico argentino e dei suoi default in serie è in sostanza come un cane che si morde la coda. Dalla storia,constata Espert, gli argentini sembrano non imparare mai nulla. Alla luce di ciò per Espert esiste una sola strada possibile praticabile per rompere questo vero e proprio circolo vizioso, cioè fare ciò che nessun governo secondo lui ha mai avuto realmente il coraggio di fare: tagliare, aggredire la spesa pubblica e al tempo stesso tagliare le tasse.Solo così per Espert si potrà far ripartire veramente l’Argentina. Al di là di come la si pensi in merito, il governo Macri sembra procedere con i “piedi di piombo”, dotato di un sano pragmatismo e una visione di lungo periodo per condurre fuori dalle secche il paese, ma avrà il tempo necessario per farlo o il “club dell’elicottero” peronista avrà ancora una volta il sopravvento nella travagliata storia argentina?