PRIME CREPE NEL PERONISMO POST VOTO

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Mauricio Macri (coalizione Cambiemos) ha vinto il ballottaggio del 22 novembre contro Daniel Scioli (Frente Para la Victoria) ed il 10 dicembre è stato così proclamato ufficialmente cinquantasettesimo nuovo Presidente dell’Argentina. dopo non poche polemiche e urla con il governo uscente in merito al luogo nel quale dovesse avvenire formalmente il passaggio di consegne (parlamento o Casa Rosada?).

L’elezione di Mauricio Macri è un’elezione storica per il paese: bisogna risalire infatti indietro nel tempo al 1999, all’ex Presidente Fernando de la Rua (Union Civica Radical-Alianza) per ritrovare nella Rosada un’altro Presidente non peronista.

La cocente batosta ha alimentato non poche polemiche nel mare magnum del peronismo (nel justicialismo vi è tutto e il contrario di tutto): i peronisti infatti perdonano qualsiasi cosa… tranne le sconfitte!

Ora che il progetto del Frente Para la Victoria è  naufragato,in diversi al suo interno si affrettano a prendere le distanze dalla “decada ganada” kirchnerista.

A tal proposito proposito, è diventato virale in rete il video del discorso pubblico (pronunciato con voce rotta visibilmente dall’emozione) di Alejandro Granados ,Sindaco di Ezeiza dal 1995 ed ex Ministro per la sicurezza di Daniel Scioli alla Provincia di Buenos Aires: “Sappiano che sono un Sindaco del Partido Justicialista,sono un Sindaco peronista e non ho nulla a che vedere con il Frente Para la Victoria.Le mie pietre miliari sono San Martin,Rosas,il generale Peron,e la compagna Evita.Non dimenticatevi mai di ciò: Peron ed Evita”… sommerso da applausi di fronte a spettatori in completo delirio! Per non parlare poi del governatore peronista della Provincia di Salta,Juan Manuel Urtubey,il quale ha elogiato l’approccio pragmatico di coinvolgimento del nuovo Presidente Macri nei confronti dei vari governatori provinciali (convocati senza distinzione di segno di politico) in merito a vari problemi da affrontare insieme.“Non avevo mai partecipato ad una riunione così” ha dichiarato Urtubey nel post faccia a faccia.Una critica neanche troppo velata alla gestione  chiusa ed arroccata del potere esercitata in questi anni da parte di Cristina Kirchner.Perfino il fedelissimo ex Ministro Florencio Randazzo (rappresentante del kirchnerismo “duro e puro”) ha scaricato l’ex Presidenta.Le ragioni,neanche troppo misteriose,vanno ricercate nel “niet” da parte di Cristina Kirchner alla sua candidatura a Presidente.

La Kirchner infatti ha deciso ed imposto in perfetta solitudine allo schieramento peronista la candidatura ufficiale di Daniel Scioli senza neanche passare per un confronto interno attraverso le primarie alle quali Randazzo se vi fossero state avrebbe preso sicuramente parte: “Avrei voluto giocarmi le primarie contro Daniel Scioli.Voi elettori avreste dovuto scegliere il candidato,non Cristina”.Per quale motivo in effetti la Kirchner abbia escogitato questa mossa a sorpresa rimarrà un mistero.

Daniel Scioli infatti non è certo collocabile alla corrente interna del peronismo seguace del kirchnerismo,tutt’altro.I rapporti con la famiglia Kirchner sono stati sempre alquanto tesi già da quando Daniel era vice di Nestor.Ma allora perché puntare proprio su di lui? Molto probabilmente il kirchnerismo temeva altre nuove possibili scissioni (dopo quella certo non di poco conto del peronista dissidente Sergio Massa) e Cristina proprio per questo ha optato obtorto collo per Scioli, per cercare attraverso la maschera di una figura moderata (per non dire apertamente di “derecha”) di frenare la corsa in solitaria di Massa (invano dato che Massa ha ottenuto poi un ragguardevole 21% dei consensi arrivando terzo,svolgendo così il ruolo di vero ago della bilancia nel ballottaggio) ed allo stesso tempo allargare il bacino elettorale potenziale, ben oltre la sua cerchia ristretta di fedelissimi.

Che dire infine de “La Campora” (organizzazione giovanile peronista nata negli anni della “decada ganada” kirchnerista e presieduta dal figlio di Cristina, Maximo Kirchner)? Fino ad oggi essendosi formata a sostegno del governo, ha avuto una grande disponibilità di spesa per iniziative di ogni genere ed  ha rappresentato una sorta di Stato nello Stato.Tutti i suoi militanti in questo decennio hanno occupato i principali Enti del potere: dall’ANSES (Inps argentino),alle poste,ad Aereolinas Argentinas,fino addirittura al… servizio meteorologico!! Ora non disponendo più delle casse del potere statale, dovrà in qualche modo ripensarsi e riadattarsi alla nuova situazione.Maximo Kirchner ha però già avvisato i vari nuovi pretendenti del Partido Justicialista che si affacciano più o meno apertamente all’orizzonte: “lo spazio politico lo conduce Cristina” .

Certamente Mauricio Macri si troverà a gestire una transizione per nulla semplice (per non dire drammatica, con riserve valutarie in dollari nel Banco Central quasi azzerate).L’eredità politica di questi 12 lunghi anni di populismo Kirchnerista che ha portato l’Argentina all’isolamento internazionale (non solo con gli USA,anche l’UE ha mantenuto rapporti alquanto freddi) si può riassumere in queste semplici cifre che inchiodano la gestione di Nestor e Cristina alle loro gravi responsabilità politiche,ma che scaricano la “bomba ad orologeria” fra le mani del nuovo Presidente: 695% la crescita della spesa pubblica fra il 2007 e il 2015; 27,8% di povertà (fonte UCA-Università Cattolica Argentina,una delle più prestigiose del paese,vista la totale mancanza di credibilità dell’Indec,l’Istat argentino); 241% l’inflazione da maggio 2003 a novembre 2015; 4,5 milioni di persone coinvolte in un piano sociale; 27 miliardi di dollari letteralmente bruciati dalle riserve del BCRA fra il 2011 e il 2015.

Logico che Macri e la sua coalizione Cambiemos essendo appena eletti,godano ora di una “luna di miele” con l’elettorato, stufo dell’arroganza del potere kirchnerista,tuttavia si vedrà a breve di che pasta son fatti quando dovranno gestire situazioni non facili,come la fine del cepo cambiario (misura annunciata proprio oggi dal nuovo Ministro dell’economia Alfonso Prat Gay in quasi contemporaneità con l’annuncio dato da parte della Fed Usa di alzare i tassi d’interesse,misura che provocherà un apprezzamento del dollaro) con la conseguente ed inevitabile svalutazione del peso che comunque il cepo(rapporto di cambi fissi) in questi anni non è riuscita ugualmente a frenare.Certo attuare le riforme dovendo volenti o nolenti trattare a causa di un quadro parlamentare fortemente frammentato (e in cui il settore Massista deterrà la “golden share” per approvarle o meno nella Camera deputati con i suoi 52 seggi) non sarà facile.

L’Argentina ha bisogno come l’acqua nel deserto di afflusso di capitali,investimenti esteri,dollari, per incrementare le sue esangui riserve ed è proprio per questo che sempre in questa direzione è stata preannunciata anche la fine delle restrizioni alle esportazioni in agricoltura.Insomma un gradito “ritorno al mondo”,testimoniato anche dal nostro Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina ,presente alla cerimonia d’insediamento di Macri, che si è dimostrato favorevole ad un ingresso dell’Argentina nell’OCSE.

 

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