Elezioni comunali di Buenos Aires,un segnale da non sottovalutare per le opposizioni

Vidal_Macri_Larreta_PRO

In primo piano sulla stampa argentina di questi giorni c’è l’esito del secondo turno delle elezioni amministrative di Buenos Aires: Horacio Rodriguez Larreta (PRO- Proposta Republicana) ha battuto al ballottaggio Martin Lousteau (coalizione ECO composta da: Union Civica Radical,Partido Socialista,Coalición Cívica-ARI, il Partido Socialista Auténtico e  Confianza Pública) e prenderà il posto del leader del suo partito, Mauricio Macri, come sindaco della capitale a partire dal prossimo 10 dicembre. Il candidato macrista si è imposto sul suo avversario con un scarto di soli tre punti percentuali: 51,6% contro 48,4%. Il PRO amministrerà dunque Buenos Aires per altri quattro anni, dopo aver completato già due mandati alla guida della capitale. Una vittoria risicata,quasi da sapore di sconfitta (considerando il gap di 20 punti del primo turno! Un exploit pazzesco di Lousteau,non previsto da nessun istituto di sondaggi,spiegabile con il pieno di voti Kirchneristi rimasti esclusi dal ballottaggio) che getta  molti dubbi sulle reali possibilità di Mauricio Macri di poter vincere le elezioni presidenziali il prossimo autunno.Questo risultato fa felice il suo avversario,il Kirchnerista Daniel Scioli che non a caso si è complimentato con Lousteau per l’ottimo risultato conseguito.

Subito dopo la vittoria, Larreta ha dichiarato: “Siamo di nuovo qui a celebrare l’enorme sostegno che i cittadini hanno continuato a esprimere nei nostri confronti. Voglio ringraziare le persone che hanno votato per noi, e anche coloro che non l’hanno fatto.Sanno bene che lavoriamo indistintamente per tutti i cittadini”, ha affermato il neosindaco.

Da parte sua, Lousteau ha sottolineato il buon risultato di ECO al ballottaggio e ha promesso “una opposizione costruttiva per la città”. Quelle di Buenos Aires sono forse le elezioni amministrative argentine di maggior impatto a livello nazionale.

La capitale è stata l’ultima città ad andare alle urne prima delle primarie (PASO-Primarias Abiertas Simultáneas y Obligatorias) del 9 agosto prossimo: questo voto ha rappresentato un test importante per il sindaco uscente Mauricio Macri, che fra tre domeniche contro Ernesto Sanz (Union Civica Radical) si giocherà il futuro politico nelle primarie nazionali in vista delle elezioni generali del prossimo autunno.Macri nella serata di festa per la vittoria di Larreta, ha colto l’occasione per delineare una parte della sua agenda politica in vista del voto nazionale.In particolare, il leader del Pro ha promesso che se verrà eletto Presidente dell’Argentina, la compagnia pertrolifera Ypf rimarrà statale, ricordando che fu proprio il PJ Partido Justicialista (vicino alle forze kirchneriste ora al governo) a privatizzare e poi confiscare la compagnia, “generando un forte discredito”.In merito alla compagnia di bandiera Aerolineas Argentinas, Macri ha annunciato che anch’essa continuerà ad essere gestita dallo Stato, e che verranno attuati piani di riorganizzazione per evitare che continui ad operare in perdita.

Infine, sul tema delle pensioni, Macri ha assicurato che “resteranno nelle mani dell’Istituto nazionale di sicurezza sociale (Anses)”, aggiungendo che l’agenzia “non sarà uno strumento politico di parte”.Un discorso chiaramente rivolto non al recinto del suo elettorato tradizionale,ma a conquistare e rassicurare quella consistente fetta di elettori delusi dalla decada Kirchnerista.Un discorso spiazzante, che ha suscitato le ironie di Maximo Kirchner (figlio della Presidenta) e l’immediata controreplica di Macri “Lo Stato è per i cittadini,non per dare lavoro alla Campora”(movimento politico giovanile kirchnerista del quale Maximo è Presidente).

Non bisogna avere la sfera di cristallo per comprendere che questi  mesi che ci separano dal 25 ottobre  sono mesi cruciali per la campagna elettorale che porterà il paese alle elezioni presidenziali,per il Senato e per la Camera dei deputati.

La situazione economica continua a deteriorarsi, con una inflazione che fonti indipendenti danno ormai al 30%, mentre la vicenda dei “fondi avvoltoi”, come li chiamano i Kirchneristi, ovvero quella piccola parte dei “tango bonds” non ristrutturati e che si sono rivolti alla giustizia Usa, pone il paese in una nuova e pericolosa  situazione di “default tecnico” che ha aggravato la situazione di isolamento internazionale in cui versa il paese che nel corso di questi anni ha preso sempre più una allarmante deriva populista filo venezuelana.

Basti pensare che nel corso di questa “decada ganada” per il CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina,Organizzazione delle Nazioni Unite) sono arrivati in Argentina appena il 9% degli investimenti stranieri in dollari (1 dollaro su 10!) sul totale dell’intero continente,perchè la mancanza di certezze dovuta alla  violazione delle leggi (la vicenda dell’espropriazione e nazionalizzazione della compagnia petrolifera YPF avvenuta a scapito della spagnola Repsol è esemplare)  è diventata ormai sistematica.

E cosa dire della recente  relazione dell’Osservatorio del Debito Sociale Argentino, ODSA, dell’Università Cattolica Argentina(UCA)? Quasi il 30% degli argentini vive in una situazione di povertà e ben 2 milioni di persone sono sotto al livello di indigenza. Il Coordinatore dell’ODSA, Agustín Salvia, ha spiegato che “la percentuale di poveri  è in continuo aumento  dal 2011,ciò è  dovuto principalmente all’inflazione fuori controllo che colpisce maggiormente i ceti più deboli  e alla mancanza di creazione di posti di lavoro, nonostante quasi il 30 per cento delle famiglie argentine sia inserito in un programma sociale di assistenza”.Tutto questo senza considerare la situazione delle finanze pubbliche che  è a dir poco allarmante! Notizia di oggi che il deficit pubblico in maggio si è quadruplicato rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (oltre  87 miliardi di pesos, +323%) con vari istituti privati che proiettano  il rosso fiscale ad oltre il 7% del PIL  a fronte di una emissione monetaria senza freni , necessaria per finanziare la voracità della  spesa pubblica:  il dollar blue al mercato nero è letteralmente  schizzato a 15 pesos.

Considerando inoltre il rapporto fra la base monetaria attuale in pesos  (a dir poco ipertrofica)  e le riserve internazionali in dollari,che ammontano a  33 miliardi, si può vedere che si ottiene un dollaro teorico superiore a 15 pesos;questo  da quindi fondamento alle attuali quotazioni nel mercato nero.

A complicare il già difficile quadro delle finanze pubbliche inoltre una recente sentenza dell’odiato giudice americano Thomas Griesa che ha reso passibili di sequestro i bonos in dollari sotto la legislazione argentina.Ciò come ben si può comprendere,rappresenta un importante ostacolo affinchè il Governo emetta nuovo debito per cercare di riequilibrare le riserve con l’ingresso di divisa finanziaria: Una svalutazione del peso nel 2016 appare una cosa inevitabile per il prossimo Presidente.

Ha perfettamente  ragione la sondaggista Mariel Fornoni quando afferma che queste presidenziali si giocheranno su un tema di fondo molto semplice: CONTINUIDAD O CAMBIO…. se la gente vuol porre  fine seriamente alla decada robada K (inquietante la rimozione del magistrato Claudio Bonadio dalla causa Hotesur su presunte tangenti date dall’impresario Lazaro Baez ai Kirchner,stessa cosa già successa  con il magistrato Jose Maria Campagnoli.Un modus operandi  che punta alla rimozione dalle varie cause penali pendenti di magistrati che danno fastidio con altri più vicini al potere kirchnerista) el cambio non può certo essere rappresentato dall’ex kirchnerista dissidente Sergio Massa (Frente Renovador),che non a caso infatti è crollato nelle intenzioni di voto rispetto allo scorso anno,nè da Margarita Estolbizer per il Frente Amplio Unen (che nel frattempo si è disgregato e ha visto la defezione di Elisa Carriò passata con il suo movimento verso la coalizione Cambiemos formata da PRO e UCR) La Stolbizer non ha nessuna possibilità di vincere e lo sa perfettamente, la sua appare più come una candidatura di testimonianza.

Chi ha reali chances di vincere e di rappresentare una “spina nel fianco” dell’unto Daniel Scioli e del suo  Frente Para la Victoria invece è proprio il Sindaco uscente di Buenos Aires Mauricio Macri.

Che piaccia o meno è Macri che incarna più di ogni altro la speranza di un cambio rispetto a questo decennio perduto. Invertire la rotta e rivedere una spesa pubblica fuori controllo (che non ha affatto  diminuito le disuguaglianze) non sarà indolore ma più che mai necessario per recuperare la fiducia e la credibilità internazionale perduta.

La notte del 25 ottobre sarà interessante osservare anche  l’esito delle elezioni provinciali di Buenos Aires dove votano oltre 11 milioni di persone (il 37% del totale dell’elettorato) che saranno inevitabilmente anche la cartina di tornasole dell’esito delle presidenziali.Il conurbano bonaerense è da sempre un barometro importante per cercare di capire in quale direzione andrà il paese e queste provinciali,dopo la vittoria risicata in città, possono rappresentare l’occasione di un pronto riscatto per il PRO che vede come sua candidata Maria Eugenia Vidal (vice di Macri in Comune).

Il problema dell’opposizione al kirchnerismo  è… l’opposizione stessa! Motivo di profonda riflessione dovrebbero essere le parole del giornalista Nelson Castro che in un editoriale all’interno della sua trasmissione citando Seneca (“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare”) non ha risparmiato dure critiche all’inconcludenza del fronte anti K,troppo frammentato e diviso al suo interno.Come ha giustamente ricordato il giornalista, la frammentazione in politica non è mai un fattore positivo perchè porta alla dispersione di voti e finisce con il favorire il fronte opposto: solo uniti (come successo a Mendoza) si può vincere!

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