ARGENTINA, UNA CORSA CONTRO IL TEMPO

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Corsa contro il tempo in Argentina per evitare il default.Oggi scade “teoricamente” il termine ultimo per l’Argentina per rimborsare ai creditori internazionali i cosiddetti “tango bond”, ovvero quelle obbligazioni ristrutturate dopo l’ultimo default di fine 2001 ma che non furono accettate da alcuni hedge fund americani (Nml Capital del magnate Paul Singer fra tutti).

La recente sentenza della Corte Suprema USA favorevole ai fondi “avvoltoio”, ha messo Buenos Aires in una condizione di grande difficoltà, in quanto entro il 30 giugno lo Stato argentino dovrebbe rimborsare diversi miliardi di dollari di debiti. Dalla Casa Rosada hanno fatto sapere di aver bisogno invece di tempo per organizzare un piano di rimborso, che sia conforme alle attuali disponibilità di cassa del paese.L’intento del governo sarebbe quello di pagare i debiti a rate.

Per mostrare un atteggiamento collaborativo per evitare il default,qualche giorno fa il Ministro dell’Economia Axel Kicillof ha fatto depositare un miliardo di dollari presso diversi istituti finanziari, di cui 539 milioni presso la Bank of Mellon di New York, l’istituto bancario incaricato di provvedere ai pagamenti dei creditori ristrutturati, al fine di rassicurare gli investitori sul pagamento di fine giugno,data in cui maturano scadenze per 832 milioni di dollari.

Ma il giudice americano Thomas Griesa ha rigettato la richiesta dell’Argentina di sospendere l’obbligo del pagamento ai fondi “avvoltoi”, in modo che le parti abbiano il tempo necessario per giungere a un accordo ed ha intimato alla Bank of Mellon (agente pagatore) di non distribuire le cedole sui bond Argentina 2033  restituendo i soldi al Tesoro argentino per non rendersi complice di una violazione di sentenza.

Bisogna ricordare che la Corte Suprema USA ha respinto il ricorso dell’Argentina contro la sentenza di appello di Griesa, che impone a Buenos Aires di pagare gli 1,33 miliardi di dollari vantati a credito dai fondi “avvoltoi” ricorrenti, i quali non hanno aderito alla ristrutturazione del debito del 2005 e del 2010. Secondo la giustizia americana competente della vicenda, in quanto i bond argentini erano stati emessi sotto la legge USA, tali fondi “avvoltoi” dissenzienti hanno il diritto al rimborso integrale dei bond, più gli interessi maturati sino alla data del pagamento, ed in assenza di tale rimborso l’Argentina non potrà procedere nemmeno a pagare le scadenze sui bond ristrutturati.

Il governo argentino, però, si rifiuta di pagare gli 1,33 miliardi ai creditori non ristrutturati, perché teme che anche gli altri creditori dissenzienti, ma che finora non hanno fatto ricorso, potrebbero appellarsi al tribunale americano, chiedendo il pagamento integrale dei bond. In secondo luogo poi anche i creditori ristrutturati alla luce di questi sviluppi potrebbero pretendere lo stesso trattamento più favorevole concesso agli altri obbligazionisti “ribelli”, in virtù della  clausola RUFO (Rights Upon Future Offerings), che assegna il diritto di richiedere al governo i maggiori benefici elargiti eventualmente a chi non aveva accettato la ristrutturazione del debito. Gli 1,33 miliardi di dollari che Buenos Aires dovrebbe sborsare in favore dei fondi “avvoltoio”, si stima che salirebbero così a oltre 16 miliardi qualora tutti i creditori dissenzienti facessero ricorso…Ma se anche i creditori ristrutturati,in forza della RUFO, pretendessero (legittimamente) che fossero applicate a loro le clausole più favorevoli accordate agli altri, il conto per il paese diverrebbero salatissimo! Il ministro dell’economia dell’Argentina, Alex Kicillof, intervenendo all’Onu ha lanciato l’allarme: se Buenos Aires dovesse rispettare la sentenza americana si troverebbe a pagare, con le cause che ne seguirebbero, fino a 120 miliardi di dollari(!), una cifra che il paese non è certamente in grado di pagare avendo in cassa riserve in valuta americana pari ad appena 28,5 miliardi.In sostanza,se tutti chiedessero parità di trattamento, il default sarebbe inevitabile.In verità, la data entro la quale si eviterà di fare scattare il default tecnico non è il 30 giugno, ma la fine di luglio, per via del “periodo di grazia” di 30 giorni previsto dalle clausole sui bond.

Kicillof però vorrebbe trovare un’intesa in extremis entro giugno, perché teme la reazione negativa dei mercati, nel caso in cui la scadenza odierna (come appare ormai molto probabile) non fosse rispettata.E’ per questo motivo che il Ministro dell’Economia è passato da una iniziale posizione rigida nei confronti dei fondi avvoltoio “Los buitres no pasaran”, a continui messaggi rassicuranti, del tipo “pagheremo”, “abbiamo l’assoluta intenzione di pagare”.Il deposito di un miliardo era un tassello che andava in questa direzione, ma tuttavia non rassicura sul fatto che potrà effettivamente farlo.

L’Argentina e gli hedge fund hanno avviato dei primi contatti ma come  afferma Daniel Pollack, lo “special master”,mediatore nominato dal giudice Griesa per gestire e facilitare le trattative fra Buenos Aires e i fondi speculativi, ”nessuna soluzione” è stata ancora raggiunta, ed intanto il tempo continua a passare inesorabile.In sintesi le opzioni che sta attualmente analizzando Buenos Aires sono 3:

1)    Non riconoscere nulla ai fondi avvoltoi, come ha sempre sostenuto la Presidenta Cristina Fernanda de Kirchner,ciò equivarrebbe a dichiarare “default tecnico” per poter cambiare la giurisdizione dei bond ristrutturati portandoli sotto la legge argentina anziché quella americana. Una mossa tecnicamente possibile, ma che avrebbe un ritorno mediatico estremamente negativo, sia per la presidenza a un anno dalle elezioni, sia per l’economia e che, alla fine dei conti, non impedirebbe ai fondi avvoltoi di ottenere i dovuti risarcimenti pignorando i beni dell’Argentina sparsi per il mondo (ricordiamo a tal proposito il tentativo tempo addietro di pignorare la Nave militare argentina “Fragata Libertad” e di porre sotto sequestro l’Ambasciata argentina a Parigi)

2)    Pagare integralmente i fondi “avvoltoi” entro il 31 luglio e contestualmente le cedole già staccate sui bond 2033. Questo però, farebbe scattare la clausola RUFO secondo la quale l’Argentina dovrebbe adeguare i risarcimenti agli obbligazionisti che avevano ristrutturato i bond nel 2005 e 2010 qualora venisse migliorata l’offerta ad altri creditori del debito.

3)    Il terzo scenario (per il quale l’Argentina starebbe spingendo maggiormente) consisterebbe nel trattare con i fondi avvoltoi una soluzione che consenta il risarcimento dopo il mese di dicembre (mese in cui scade la clausola RUFO) evitando così il default tecnico.La proposta, come riporta La Nacion consisterebbe in un acconto cash e un saldo costituito da nuove obbligazioni che il governo argentino riserverebbe agli hedge funds. Una soluzione che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) mettere tutti d’accordo, evitando così un nuovo drammatico default del paese tredici anni dopo quello del 2001, scenario che certamente non converebbe a nessuna delle parti coinvolte.

Come se questa grana non bastasse per il disastrato governo della Presidenta Kirchner,il magistrato federale Ariel Lijo ha deciso di rinviare a processo il Vice Presidente della Repubblica,Amado Boudou, in merito all’affaire “Ciccone calcografica”.

 

 

 

 

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