Argentina: La sentenza della Corte Suprema Usa e i possibili scenari

Argentina's Economy Minister Kicillof announces what the government will do following a major setback in its long-running legal battle against "holdout" investors in Buenos Aires

La Corte Suprema degli Stati Uniti, con una decisione in parte inaspettata, ha respinto le richieste dell’Argentina nell’ambito del contenzioso con alcuni “fondi avvoltoi” (capeggiati dagli hedge fund Aurelius Capital ed Elliot Management del magnate Paul Singer) sui titoli di Stato su cui Buenos Aires fece default all’inizio del millennio. Si tratta di fondi “avvoltoi”, che all’indomani degli accordi tra Buenos Aires e il 93% dei creditori, hanno comprato a pochi spiccioli i bond nelle mani dei creditori “ribelli”, puntando ad ottenere il rimborso del 100% del valore nominale dei titoli acquistati, facendo ricorso al Tribunale di New York.Ora il paese dovrà sborsare ora 1,3 miliardi di dollari per risarcirli. Due le opzioni rimaste: conformarsi alla sentenza del massimo tribunale Usa o rifiutarsi di pagare.Nel primo caso,  si dovrebbe attingere alle già scarse riserve valutarie della Banca Centrale Argentina(BCRA). Nel secondo caso, invece, Buenos Aires si screditerebbe per l’ennesima volta, quando da alcuni mesi invece sta tentando una timida riappacificazione con i mercati, mostrandosi più“market friendly”. L’Argentina aveva avvertito la Corte Suprema USA, nella sua documentazione sul ricorso contro la sentenza della Corte di Appello, che in caso di respingimento del ricorso, le conseguenze per il paese sarebbero state nefaste, paventando la possibilità di un default tecnico, giudicato dalla controparte una “esagerazione”. Il problema è che il prossimo 30 giugno deve essere onorato un pagamento in favore degli obbligazionisti ristrutturati e in possesso dei bond 2033. La Corte ha ribadito che questi creditori non possono essere pagati, se non si pagano contestualmente anche gli obbligazionisti dissenzienti, altrimenti sarebbe violata la clausola di pari trattamento tra tutti i creditori che l’Argentina si era impegnata a rispettare. In sostanza, se non saranno pagati gli 1,3 miliardi ai fondi avvoltoi, il governo argentino non potrà pagare nemmeno gli altri creditori ristrutturati. Da qui, lo spettro di un default tecnico (come dimostrano anche le parole molto chiare in un messaggio a reti unificate della Presidenta Cristina Kirchner che confermano questa paura), come fa presagire subito dopo la sentenza l’impennata dei rendimenti dei CDS (Credit Default Swap) – i titoli che assicurano dal rischio default – schizzati a 2.786 punti e il dollaro al mercato nero (dolar blue) che si è portato rapidamente a 12,40 pesos. E’ possibile però che lo stesso giudice americano Thomas Griesa riesca in extremis a trovare un accordo fra i contendenti che eviti lo scenario peggiore per l’Argentina e l’intera comunità finanziaria internazionale, magari imponendo al governo scadenze da rispettare per il pagamento ai fondi avvoltoi.La prima riunione di oggi fra le parti tuttavia mantiene lo stallo e  le parole di critica alla esternazioni della Presidenta Cristina Kirchner da parte del giudice Griesa non lasciano presagire nulla di buono.

La sentenza americana rappresenta anche un duro colpo alla politica locale, già sotto pressione per la crisi finanziaria e valutaria che sta vivendo il paese da qualche anno a questa parte.l’Argentina è alle prese con un’inflazione inarrestabile che punta dritta al 40%, mentre il peso è già stato parzialmente lasciato libero di oscillare contro il dollaro, ma tutt’ora sarebbe sopravvalutato.  “No pasaran”, così si è espresso contro i fondi avvoltoi il Ministro dell’Economia Axel Kicillof che ha spiegato che la cifra in gioco non sarebbe di 1,3 miliardi di dollari,bensì di 15 miliardi, in quanto il governo dovrebbe rispondere alle richieste anche di tutti gli altri creditori non ristrutturati. E con riserve valutarie crollate in un anno del 25% a 28,8 miliardi di dollari, è evidente che Buenos Aires non avrebbe il denaro sufficiente per pagare tutti. Da qui, lo spettro concreto del default. Proprio perchè non è detto che alla fine l’accordo si trovi,allora  l’Argentina sta anche cercando una soluzione tecnica per spingere gli obbligazionisti ristrutturati sotto la legge americana a passare sotto la giurisdizione locale. In questo modo si aggira la sentenza e i creditori ristrutturati potrebbero essere pagati ugualmente, in quanto non rientrerebbero più sotto la giurisdizione Usa.E’ evidente però che questa manovra oltre ad essere rischiosa per i creditori,non sarebbe ben vista dai mercati finanziari perché si tratterebbe dell’ennesimo escamotage trovato da Buenos Aires per aggirare le regole a cui formalmente si sottopone. Non è un caso che l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato i bond argentini a CCC-, 9 gradini al di sotto del livello “investment grade”.Se l’Argentina fosse tagliata nuovamente fuori dal circuito finanziario globale, crollerebbe rapidamente. Scarse riserve, inflazione accumulata nei primi 5 mesi dell’anno del 12,9%, peso al collasso ed economia in contrazione: gli ingredienti per una tempesta perfetta.

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