L’ARGENTINA E IL CONTO SALATO CON LA REALTA’

Image

A giugno la Corte Suprema Usa dovrà esprimersi definitivamente sul contenzioso tra il fondo americano Nml Capital e il governo argentino sul  pagamento di 1,33 miliardi di dollari di interessi sui Tango Bond ristrutturati con due offerte nel 2005 e nel 2010, ma che un 7% dei creditori ha respinto decidendo di passare alle vie legali. Il fondo d’ investimento statunitense, controllato dalla Elliott Management, richiede sia il pagamento degli interessi sia l’accesso ai conti segreti del governo sudamericano in modo tale da potersi appropriare di tutte le risorse necessarie per il soddisfacimento dei propri diritti.

Il fondo Nml Capital acquistò i bond argentini dai creditori in disaccordo con le offerte dei Tango Bond ristrutturati, con l’obiettivo di ottenere una rivalsa completa sul governo guidato da Cristina Férnandez de Kirchner per ricevere il pagamento integrale dei bond.Elliot Management  ha accusato apertamente la Casa Rosada di inesperienza e di non voler collaborare per arrivare ad un comune accordo. Buenos Aires infatti ha da tempo fatto sapere che, in caso di sentenza sfavorevole, è pronta ad annunciare un nuovo default sul debito estero provocando così seri problemi all’intero continente sudamericano e indirettamente anche agli Usa. L’Argentina è in una condizione economico-finanziaria molto precaria, complice il ritorno dell’iperinflazione e il crollo della valuta nazionale.

Buenos Aires inoltre  sta esaurendo pericolosamente le proprie  riserve valutarie in dollari, per cui non sarebbe in grado di resistere a una nuova ondata di panico. Per scongiurare un nuovo default (oggi i bond argentini sono giudicati Caa1 da Moody’s, cioè “spazzatura”) e una crisi su larga scala nelle Americhe, è sceso in campo il presidente americano Barack Obama che si è schierato al fianco della Kirchner nel contenzioso con il fondo Nml Capital.

Un primo segnale in tal senso è giunto da un improvviso dietrofront di ben 8 dei 9 giudici della Corte americana: nell’udienza  si sono dimostrati più inclini alla causa argentina quando invece fino a qualche tempo fa erano decisamente orientati a far valere le ragioni del fondo Usa. Anche il procuratore Edward Kneedler, che rappresenta il governo Usa, si è schierato con l’Argentina. A quanto pare, dietro questo repentino cambiamento di opinioni, ci sarebbe lo zampino di Obama che in cambio avrebbe chiesto alla Kirchner di ammorbidire notevolmente la sua condotta politica, dopo anni di attacchi ed espropriazioni forzate a danno di multinazionali straniere che stanno minando la fiducia degli investitori esteri nei confronti di Buenos Aires.

Il Governo ormai conta solo sull’appoggio quasi imposto da parte di chi è impiegato nello Stato e vedrebbe  la propria  situazione seriamente compromessa in caso di un cambio radicale: dal mondo intellettuale foraggiato con ampie sovvenzioni  e con l’ovvio sostegno di organizzazioni filogovernative sui diritti umani, anche loro cooptate con lucrosi finanziamenti, riducendosi a scudo mediatico atto a coprire le varie malefatte governative.

La favola kirchnerista della “Decada ganada”  in un paese in cui nell’ultimo tirmestre del 2013 in base all’ultimo rapporto dell’Universidad Catolica Argentina, la povertà ha ormai raggiunto quasi il 28% della popolazione, è l’ennesimo prodotto peronista che, come i precedenti, hanno portato l’Argentina a crisi devastatrici dalle quali la nazione ha potuto riprendersi solo grazie alla sua produzione agricola e alla carne, settori chiave che il kirchnerismo è riuscito a mettere in crisi in questi dieci anni, nonostante una situazione economica mondiale estremamente favorevole al loro sviluppo.

Non si spiega altrimenti “l’assordante” silenzio dell’Indec (l’Istat argentino) nel fornire le cifre sull’indice di povertà del secondo semestre del 2013.Ben poco sono valse le “rassicurazioni” del Capo di Gabinetto Jorge Capitanich sulla “drastica riduzione della povertà in questi anni”.La sua Provincia, il Chaco è lo specchio evidente del gap fra la propaganda e la situazione reale(vedi videoreportage).

Proprio per protestare contro l’aumento dei prezzi e della criminalità i maggiori sindacati argentini hanno proclamato uno sciopero di 24 ore che ha letteralmente paralizzato il paese.

Lo sciopero ha bloccato metropolitane, treni e bus, oltre ad altri servizi essenziali, come la raccolta dei rifiuti, sono stati anche eretti blocchi per le strade della capitale Buenos Aires. I manifestanti hanno protestato contro l’aumento del costo della vita: in particolare l’ascesa dell’ inflazione appare inarrestabile e secondo le stime non ufficiali, sembra ormai proiettata al34% per quest’anno, il triplo rispetto alle stime ufficiali del Governo che ha calcolato che l’aumento è stato del 7 per cento dall’inizio dell’anno, in virtù di un nuovo metodo di calcolo introdotto di recente dopo le vibranti proteste del Fondo Monetario Internazionale.Fino a pochi mesi fa, infatti, la contabilità nazionale argentina era tutto fuorché coerente, per non dire che si basava su evidenti  menzogne.

Dopo anni di politiche demagogiche,un cambio di rotta doloroso per gli argentini, sarebbe prima o poi arrivato in un modo o nell’altro: il governo ha a lungo utilizzato la Banca centrale  come un bancomat per adeguare i salari ad un’inflazione crescente, alimentando così la spirale ascendente dei prezzi.

Nonostante un tasso d’inflazione ufficiale relativamente basso, il governo ha continuamente concesso aumenti salariali a doppia cifra percentuale, nel tentativo (vano) di mantenere il potere d’acquisto.

Ma i lavoratori sono stati pagati a lungo con banconote sempre più somiglianti a carta straccia, tanto che è nato un florido mercato nero dove gli argentini possono acquistare valuta forte per difendersi dalle tensioni monetarie.

Posto alle strette da una realtà sempre più insostenibile, il governo,spalle al muro, ha “concesso” al peso argentino di deprezzarsi del 20 per cento contro il dollaro statunitense e ciò ha portato per ora relativa calma sul mercato nero, dove il dollaro viene scambiato per 10 pesos, al posto dei 13 di alcuni mesi fa, mentre il tasso ufficiale è fermo a quota 8. Questa svalutazione si è resa necessaria poiché la difesa del cambio era diventata semplicemente troppo onerosa per un Paese le cui riserve valutarie potrebbero non bastare neppure per arrivare a fine anno ed il recente dato di un crollo del 92% del saldo commerciale dei primi tre mesi dell’anno rispetto al 2013, certo non aiuta le traballanti casse dello Stato alla disperata ricerca di dollari.

Il Governo, ha avviato recentemente una serie di riforme e azioni volte a rimettere in piedi il Paese: l’Argentina è scesa a patti con la Banca Mondiale, ha cominciato a pubblicare statistiche meno ridicole dopo le minacce di espulsione del Fondo Monetario Internazionale, riavviato i negoziati con il Club di Parigi, che raggruppa i Paesi creditori e, più di recente, ha finalmente concesso a Repsol un indennizzo per la nazionalizzazione della compagnia petrolifera YPF, circostanza che aveva spaventato non poco gli investitori stranieri e reso l’Argentina un paese in cui è pericoloso investire denaro,prosciugando  così l’ossigeno del flusso di denaro in entrata.

Resta però del lavoro da fare, soprattutto all’interno dei propri confini, e si tratta delle riforme più dolorose, ovvero la risoluzione degli squilibri economici lasciati a marcire dopo anni di incuria e demagogia. Per ora il governo, oltre a lasciare un po’ le briglie del cambio, ha deciso di tagliare i sussidi su gas e acqua(con rincari del 500%!), nel tentativo di risparmiare poco più di un miliardo di euro e tagliare così il maggior deficit dell’ultimo decennio. Il momento per i tagli, tra l’altro, non è neppure dei migliori, visto che nel 2014 la crescita economica non dovrebbe raggiungere il mezzo punto percentuale.

Ma l’Argentina dopotutto, si è ubriacata di parole per troppo tempo, ed ora la realtà, inevitabilmente presenta il conto. Il grande sciopero che si è svolto questo mese, non è né il primo, né probabilmente sarà l’ultimo. La strada è ancora lunga e  purtroppo  dolorosa.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s