Il baratro del peso argentino

ImageIl cambio del peso argentino contro il dollaro ha oggi vissuto l’ennesima giornata drammatica dopo il già preoccupante balzo di ieri (1dollaro= 7,12 pesos).E’ dovuto intervenire il capo di Gabinetto Jorge Capitanich (creando per certi versi ancora maggior inquietudine) ad acclarare che tale svalutazione non è una strategia voluta dal Governo e solo dopo che il cambio con la divisa americana ha toccato la soglia monstre di 8,30 pesos (massimo storico), il BCRA ha deciso di intervenire, cercando forzosamente di abbassare il gap,vendendo 100 milioni di dollari delle sue riserve.Da gennaio la valuta argentina si e’ deprezzata di quasi il 19% nei confronti del biglietto verde e negli ultimi due giorni la banca centrale del paese sudamericano si e’ tenuta fuori dal mercato, evitando operazioni di acquisto che rafforzassero artificialmente la moneta.
Questo fenomeno della crisi valutaria,verificatosi anche su altre monete di paesi emergenti (come la rupia indiana e la lira turca) è causato solo in parte dall’avvio del ‘tapering’, ovvero la riduzione degli stimoli monetari, iniziata gradualmente dalla Federal Reserve. Con la diminuzione della quantita’ di dollari a buon mercato in circolazione, gli investitori preferiscono adesso riportare le loro attenzioni sugli Stati Uniti, che oggi promettono rendimenti piu’ elevati, come dimostrano l’aumento dei tassi sui mutui e dei rendimenti dei titoli del Tesoro.
Le riserve di valuta estera argentine sono oggi scese a 29 miliardi di dollari dai 52 miliardi di dollari del 2011 e la banca centrale non sembra riuscire a bloccare la fuga di liquidita’, che si e’ accompagnata a una corsa dell’inflazione che, secondo stime delle associazioni imprenditoriali ed istituti indipendenti, avrebbe segnato l’anno scorso un balzo del 28,4%. Ieri il governo argentino e’ arrivato addirittura ad imporre una tassazione del 50% sull’acquisto di beni all’estero via internet, una volta superata la soglia dei due acquisti all’anno, di valore non superiore ai 25 dollari ciascuno. E’ alla luce di questi drammatici avvenimenti, che si capisce bene oggi come le stime sul 2014 presentate in settembre dal Ministro del tesoro Hernan Lorenzino, fossero nei fatti l’ennesima fuga dalla realtà.

La verità è invece di ben altro tenore. Nel solo primo semestre del 2013, gli investimenti diretti dall’estero (IDE) sono crollati del 32,2% (emblematica in tal senso è la vicenda dell’ espropriazione e nazionalizzazione di YPF ai danni della spagnola Repsol), così come le riserve di valuta straniera si sono via via prosciugate, mentre l’inflazione reale si attesterebbe tra il 25% e il 30%, ma sottostimata volutamente dalle statistiche ufficiali.

L’inflazione è infatti – almeno in parte – il frutto avvelenato del tentativo di sostenere la crescita (“drogata” e fasulla) del Paese attraverso l’incontrollata immissione di liquidità, a cui il BCRA è stato costantemente costretto dal governo,stampando moneta. Inoltre il governo ha deciso di stabilire un cambio quasi fisso con il dollaro pari a 5,54 pesos, cosa che alla luce dei costanti rialzi e del boom odierno, appare non più sostenibile.Questa “strategia” però non ha impedito un costante deflusso di capitali proprio in un momento in cui il governo cerca disperatamente di recuperare valuta forte (come il dollaro) o quantomeno prevenirne la fuga. A tal fine il governo ha imposto dei controlli valutari molto rigidi, i quali tuttavia,come si è visto, non hanno affatto arrestato l’emorragia finanziaria.

E’ proprio per questa ragione,a causa della svalutazione di fatto del peso, non tramutatasi in un adeguamento del tasso di cambio ufficiale, che le riserve in dollari sono crollate nel corso del tempo. La Presidenta Cristina Kirchner,scomparsa dalla scena pubblica per oltre un mese, è riapparsa ieri pubblicamente alla Casa Rosada come se nulla fosse successo, non facendo il minimo accenno nè alla crisi energetica ed ai costanti blackout che continuano a paralizzare tutt’oggi la capitale, nè alla crisi valutaria.Una domanda però è lecito farsi: dopo il delicato intervento cerebrale, è ancora in grado di condurre il paese per altri due anni fino al 2015? E se si, in quale stato la “decada ganada” kirchnerista lascerà le finanze al suo successore?

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