SOLO IL PERONISMO PUO’ GOVERNARE L’ARGENTINA?

Le elezioni legislative di metà mandato in Argentina sono previste per il 22 ottobre (Qui il cronoprogramma con le varie date che condurranno all’appuntamento di ottobre) e rinnoveranno il Senato con 24 nuovi eletti per il periodo 2017-2023 e quasi la metà della Camera con 127 deputati che resteranno in carica sino al 2021. Evidente il valore politico tanto per il governo Macri, che misurerà l’appoggio al proprio progetto di modernizzazione del paese come per l’ancora smarrita opposizione peronista impegnata anch’essa nella rifondazione della propria capacità di governo.Nonostante le parole di intenti per far convergere verso un fronte comune le mille fazioni interne del peronismo, non c’è minimamente accordo fra di esse, ed i personalismi sembrano ancora prevalere.Emblematico al riguardo è stato l’annullamento della riunione del Partido Justicialista bonaerense nella località di Santa Terisita il mese scorso, quando cioè si doveva iniziare ad intavolare l’argomento in merito alle possibili strategie iSAM_7391n vista di ottobre. E’ proprio la strategia di conduzione del partito e la lista sui papabili nomi da candidare che segnano le differenze fra le varie correnti. Maximo Kirchner ed il potente movimento da lui guidato,La Campora, vorrebbero imporre come candidata al Senato nella circoscrizione di Buenos Aires (la circoscrizione elettorale più pesante della nazione con i suoi oltre 16 milioni di abitanti ed i suoi quasi 12 milioni di elettori, che rappresentano circa il 40% del totale elettorale, vera cartina di tornasole delle future presidenziali) l’ex Presidente Cristina Kirchner ma alcuni sindaci peronisti tirerebbero invece la volata in favore dell’ex Ministro degli Interni Florencio Randazzo, il grande escluso delle presidenziali 2015 (escluso proprio da Cristina Kirchner che incoronò al suo posto, senza primarie interne, Daniel Scioli), il quale sarebbe disposto quindi a giocarsi il posto in Senato sfidando apertamente Cristina Kirchner nelle PASO (Primarias Abiertas Simultaneas y Obligatorias) del 13 agosto (le primarie che decidono i vari candidati di ciascun partito) sognando così il sapore di una possibile “vendetta” per lo sgarbo ricevuto nel 2015. Ad appoggiare Florencio Randazzo nell’impresa ci sarebbe il “Movimiento Evita”, SMATA (Sindicato de Mecanicos y Afines del Transporte Automotor) influente sindacato dei meccanici, e diversi Sindaci del Gran Buenos Aires. Al momento i primi sondaggi in una eventuale primaria interna, vedrebbero nettamente favorita Cristina Kirchner su qualsiasi sfidante.Cristina staccherebbe Randazzo con un gap di ben 10 punti ed oltre il 30% dei consensi, ma se per caso dovesse uscirne clamorosamente sconfitta da questa contesa, allora verrebbe automaticamente scaricata dal peronismo e ciò che rischierebbe non sarebbe solamente una mancata elezione a Senadora nazionale per la Provincia di Buenos Aires, ma la perdita della protezione politica e l’arresto insieme ai suoi figli a seguito delle numerose cause giudiziarie pendenti per corruzione.Il Partido Justicialista è diviso fra chi pretende che Cristina Kirchner torni a guidare il peronismo, e chi invece assicura che Cristina è ormai parte del passato e che quindi il PJ necessiti per questo di un rinnovamento profondo che dia largo ai vari nomi che si sono gradualmente affermati sulla scena nazionale nell’ultimo decennio.Queste elezioni di medio termine certo sono molto importanti per misurare lo stato di salute di maggioranza ed opposizione, ma sono viste solamente come un antipasto in vista delle elezioni presidenziali 2019.Tuttavia anche se la strada è ancora lunga da qui al 2019, questo appuntamento elettorale rappresenta un barometro significativo per misurare e capire di quanto consenso interno al peronismo godano i più o meno nascosti aspiranti Presidenti.Non possiamo non ricordare in questa lotta politica inoltre il nome Sergio Massa, che con il suo Frente Renovador (scissionista del Frente Para la Victoria kirchnerista) alle scorse presidenziali ottenne oltre il 20% dei voti al primo turno, pacchetto di voti rivelatosi poi decisivo per il ballottaggio fra Macri e Scioli.A tutt’oggi Sergio Massa con i suoi parlamentari, risulta essere l’ago della bilancia per le sorti del Governo di Cambiemos, non godendo questo di numeri favorevoli in parlamento.Tutto lascia presupporre che Massa ci sarà anche nel 2019 all’appuntamento presidenziale, ed è proprio in questa ottica (fiutare il possibile vincitore per salirne sul carro) che va letto inoltre l’avvicinamento al Frente Renovador dell’ex candidata presidenziale e deputata del GEN (Generacion Encuentro Nacional) Margarita Stolbizer, anche se il fronte socialista che la sostenne alle scorse presidenziali rifiuta nettamente questa ipotesi di avvicinamento al Massismo.E’ sempre poi in questa prospettiva presidenziale che va letto quindi l’attacco frontale di Sergio Massa in risposta alle critiche di Macri che lo ha accusato di ambiguità politica; una persona inaffidabile che si trova ad essere quando gli conviene un pò governo ed un pò opposizione. “Tu e Cristina Kirchner siete due facce della stessa moneta.Quello che sta perdendo la credibilità agli occhi degli argentini siete voi” la immediata risposta alquanto piccata di Massa.Queste affermazioni hanno suscitato l’ironia tagliente del giornalista Fernando Iglesias, che ha sottolineato in un tweet la faccia tosta di Massa nel dichiarare ciò, proprio da parte di chi cioè è stato niente meno che Capo di Gabinetto della ex Presidente Cristina Kirchner! CAMBIEMOSPer Fernando Iglesias non è un caso che l’appuntamento elettorale di ottobre sia molto sentito dal Partido Justicialista.Iglesias al riguardo parla apertamente di “Peronometro”, ma in cosa consiste? Il Peronometro, fuor di metafora, non è altro che un “termometro” che misura la temperatura politica del paese: con il 70% di approvazione presidenziale il peronometro segna “appoggio incondizionato”, al 60% “appoggio critico”, al 50% “appoggio condizionale”,al 40% “condizione deliberativa” (mani libere), al 30% “Manuale di Destabilizzazione e Saccheggi”.Si avete capito bene! Manuale di saccheggi e destabilizzazione del paese! Un modus operandi tipico del peronismo, che trova la complicità in parti dello Stato, in primis fra tutti la polizia bonaerense che nel 2001 di fronte ai disordini di piazza che assediavano la Casa Rosada (costringendo De La Rua ad abdicare e ad abbandonare la Rosada in elicottero) rimase praticamente immobile. Fernando Iglesias lo ricorda nel suo libro “Es el Peronismo, estupido!”  E’ la stessa Cristina Kirchner che ne fa riferimento in un suo discorso pubblico (video), ammettendo che le pressioni ed i disordini di piazza che portarono alla caduta del governo del radicale Fernando De La Rua nel 2001 (il quale si trovò a gestire una bomba ad orologeria nei conti pubblici lasciata dal suo predecessore, il peronista Carlos Menem), gettando il paese nel caos, furono orchestrati attraverso la messa in pratica di questo manuale di “golpes, saqueos y violencia”.Quando De la Rua lasciò la presidenza vi era un 38% di gente che versava in condizione di povertà,solamente otto mesi più tardi, sotto la presidenza del peronista Eduardo Duhalde, la povertà schizzò al 57% (dato ufficiale Indec-Istat argentino), cose che avvengono solamente in paesi con guerre civili o terremoti” per Iglesias, ma “stranamente” con Duhalde non vi furono le stesse sollevazioni di piazza.Il mito Justicialista dice che “Solo il peronismo può governare l’Argentina” .DIAS FELICES E’ dal 1928 con il Presidente radicale Marcelo Alvear, che un governo non peronista, non termina il suo mandato.Dopo vi fu il primo golpe di Stato con il generale Uriburu,scortato dall’allora giovane capitano Juan Domingo Peron (foto), seguirono poi oltre ottant’anni in cui il potere fù gestito dalle due fazioni interne al nazionalismo autoritario argentino: la componente elitista e quella populista, con altri successivi golpe.Non è certo un caso se durante le recenti manifestazioni sindacali che hanno paralizzato il paese,durante le proteste organizzate dalla CGT (Confederacion General del Trabajo) contro il governo, gli aderenti allo sciopero, al posto di cantare l’inno nazionale, cantavano “Torneremo al potere” e la marcia peronista! Mauricio Macri e la sua coalizione Cambiemos (una coalizione larga, che comprende oltre al PRO, partiti di centrosinistra come la Union Civica Radical e la Coalizione Civica di Elisa Carriò) hanno ereditato da Cristina Kirchner uno Stato praticamente distrutto: 695% la crescita della spesa pubblica fra il 2007 e il 2015; 27,8% di povertà (fonte UCA-Università Cattolica Argentina,una delle più prestigiose del paese,vista la totale mancanza di credibilità dell’Indec kirchnerista); 241% l’inflazione da maggio 2003 a novembre 2015; 4,5 milioni di persone che vivono di un piano sociale; 27 miliardi di dollari letteralmente bruciati dalle riserve del BCRA fra il 2011 e il 2015. Con il governo Macri l’Argentina sta graudualmente riaffacciandosi al mondo e ad un contesto internazionale che per oltre un decennio l’aveva lasciata nel più completo isolamento e priva di credito. L’inversione di rotta a 360 gradi rispetto ad un recente passato autarchico che ha visto ben evidenti tutti i suoi limiti (crescita inflazione,spirale prezzi-salari,distorsione della competitività industriale a discapito dei consumatori) è testimoniata dai numerosi contatti politico-diplomatici ed economici intrapresi durante questi due anni nel mondo per recuperare la credibilità precedentemente perduta ed invitare così gli imprenditori internazionali ad investire in Argentina.Un timore però è presente nelle menti dei vari imprenditori stranieri: l’Argentina ha veramente imboccato una volta per tutte la giusta strada? Vi è la necessità infatti che questo cambio di rotta duri più dei 4 anni della presidenza Macri, vi è la necessità di stabilità ed un contesto con regole chiare in una prospettiva di lungo periodo, in un paese in cui negli anni kirchneristi si propendeva per il “modello economico” degli amici venezuelani (sic!) e diverse imprese,vista l’impossibilità di poter operare in loco, sono letteralmente fuggite dal paese (e con loro i posti di lavoro) a causa della difficoltà ad importare merci e per il cepo al dolar (folle e farlocco regime di cambio fisso fra peso e dollaro).Date queste condizioni di partenza a dir poco drammatiche in campo economico, il cambiamento attuato dal governo Macri non è stato facile e soprattutto non è stato inizialmente indolore, ma tuttavia necessario. DEBTEd ora in questo 2017, dopo la dura recessione dello scorso anno,vi sono previsoni di crescita del 3% del PIL.L’economista Josè Luis Espert pur riconoscendo questo disastroso quadro di partenza ereditato dal governo di Cambiemos, è però fortemente critico nei confronti della conduzione economica gradualista fin qui attuata per il paese.Espert sostiene che l’Argentina debba cambiare radicalmente rotta per recuperare la credibilità perduta durante tutti questi anni,tornare cioè ad essere un paese serio che tiene fede ai suoi impegni (ne sanno “qualcosa” al riguardo le migliaia di ex detentori italiani di bond argentini). Espert è un convinto sostenitore di una shock therapy”, e motiva questo suo approccio ripercorrendo la storia economica dell’Argentina caratterizzata da default in serie che hanno segnato profondamente il paese nel corso degli anni: è la storia del deficit pubblico argentino (Il deficit pubblico, o disavanzo pubblico, è la situazione contabile dello Stato che si verifica quando nel corso di un esercizio finanziario, le uscite superano le entrate) molto chiara al riguardo: come copro questo buco che si viene a creare nei conti pubblici? Se i deficit precedenti al “Rodrigazo” (1975) si finanziavano con emissione monetaria e attingendo alle riserve valutarie del Banco Central (BCRA), dal 1978 Martinez de Hoz per coprire questo buco nei conti, ricorse invece al collocamento del debito pubblico esterno, ma la “Tablita” di Martinez de Hoz termina in un’altra crisi nel 1981 ed il debito pubblico entra in default.Come cercò di coprire questo buco nei conti Raul Alfonsin (ritorno alla democrazia 1983-89)? di nuovo come avveniva precedentemente al Rodrigazo, cioè con emissione monetaria e prosciugando le riserve del BCRA, fino a che il paese cadde nell’iperinflazione (200%!).Dopo venne Carlos Menem con Domingo Cavallo.Come coprì il disavanzo nei conti Menem? Come con Martinez de Hoz, cioè con emissione di debito pubblico esterno (e decretando la sciagurata ed irreale legge di convertibilità 1 dollaro/1 peso), ma nel 2001 ci fu il default.Come tentarono di coprire questo disavanzo nei conti i Kirchner? Nuovamente con emissione monetaria e attingendo a piene mani alle riserve del BCRA.E Macri?? DE LA RUAIncominciando ad emettere nuovamente debito pubblico.La storia del deficit pubblico argentino e dei suoi default in serie è in sostanza come un cane che si morde la coda. Dalla storia,constata Espert, gli argentini sembrano non imparare mai nulla. Alla luce di ciò per Espert esiste una sola strada possibile praticabile per rompere questo vero e proprio circolo vizioso, cioè fare ciò che nessun governo secondo lui ha mai avuto realmente il coraggio di fare: tagliare, aggredire la spesa pubblica e al tempo stesso tagliare le tasse.Solo così per Espert si potrà far ripartire veramente l’Argentina. Al di là di come la si pensi in merito, il governo Macri sembra procedere con i “piedi di piombo”, dotato di un sano pragmatismo e una visione di lungo periodo per condurre fuori dalle secche il paese, ma avrà il tempo necessario per farlo o il “club dell’elicottero” peronista avrà ancora una volta il sopravvento nella travagliata storia argentina?

 

 

Argentina fra redde rationem con il passato e nuovo corso

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Lo speciale reportage sul canale tv El Trece in merito alla prova visiva concreta delle tangenti versate dal costruttore Lazaro Baez ai Kirchner (si sospetta che siano stati a tutti gli effetti suoi soci occulti attraverso l’impresa di costruzioni Austral Construcciones SA) ha prodotto un vero terremoto.Martedì il giudice Sebastian Casanello a capo dell’indagine(“la ruta del dinero K”) a seguito di questo reportage con prove video alquanto pesanti e palesi,ha disposto l’arresto di Lazaro Baez e del suo contabile Daniel Perez Gadin appena atterrati da Santa Cruz all’aereoporto di San Fernando.
Da notare inoltre che l’inchiesta fino ad oggi era stata sostanzialmente congelata.Alcuni sostengono che questo era dovuto al fatto che Casanello era un giudice vicino al potere kirchnerista.
Strane coincidenze? “Sic transit gloria mundi” direbbero i latini, fatto sta che ora che Cristina Kirchner non è più al potere,Casanello si è magicamente svegliato e la causa giudiziaria ha subito una improvvisa accelerazione.Anche gli stessi rapporti fra Baez e la famiglia Kirchner si sono notevolmente raffreddati,per non dire totalmente deteriorati: Alicia Kirchner,sorella del defunto Nestor,nonchè cognata di Cristina e attuale Gobernadora della Provincia di Santa Cruz, ha recentemente rescisso i contratti di ben 24 opere pubbliche affidate a Baez .Austral Construcciones, ora che non c’è più “trippa per gatti”(dal 2004 al 2015 ha ricevuto come finanziamenti in opere pubbliche ben 20 miliardi di pesos,oltre 1 miliardo di dollari), non naviga in buone acque ed è praticamente quasi fallita , lincenziando solo nell’ultimo mese ben 1700 impiegati. Ora il punto è che se Baez inizia a parlare,raccontando i dettagli delle tangenti che lo legavano ai Kirchner, sperando magari in uno sconto di pena ,come previsto dalla legge “Ley de Arrepentido”, a quel punto anche l’arresto di Cristina Kirchner diverrebbe inevitabile, come ha affermato in tempi non sospetti anche il giornalista Jorge Lanata in una conferenza ad Harvard interpellato in merito al futuro del paese.Questa tesi fra l’altro è stata sostenuta da Lanata ben prima del recente video emerso della “Rosadita”, in cui si vede il figlio di Baez contare montagne di dollari ed euro da girare ai Kirchner.Per il magistrato Josè Maria Campagnoli (titolare inziale dell’inchiesta poco gradito, poi sostituito con Cristina Caamaño, magistrato filo kirchnerista,manovra questa abilmente orchestrata dal Procuratore Generale della Repubblica Alejandra Gils Carbò nominata da Cristina Kirchner nel 2012) Cristina dovrebbe essere preoccupata di tutto ciò, perchè Baez avrebbe in suo possesso documenti compromettenti contro di lei ed il figlio Maximo.Baez conosce bene infatti il percorso compiuto da queste tangenti versate ai Kirchner su conti esteri,passando attraverso Uruguay e Stati Uniti grazie ad una serie di prestanome e società offshore.E le dichiarazioni bomba di ieri sera nell’interrogatorio di fronte a Casanello da parte dello spallone Leonardo Fariña (dichiarazioni in cui fornisce i dettagli delle riunioni presso la Quinta de Olivos, residenza ufficiale della Presidenza della Repubblica, e in cui Fariña chiama esplicitamente in causa Nestor e Cristina Kirchner,soci in tutto e per tutto con Lazaro Baez”,l’ex Ministro Julio De Vido e l’ex Presidente del Banco Central Juan Carlos Fabrega) non fanno altro che aggravare ulteriormente il quadro.Il giornalista Jorge Lanata con le sue coraggiose inchieste durante la trasmissione Periodismo Para Todos ha rappresentato in questi anni una vera “spina” nel fianco dei Kirchner.E’ grazie a lui se da tre anni a questa parte  è emerso questo scandalo e non solo questo.Qualcuno potrebbe obbiettare però che anche il neo eletto Mauricio Macri è stato recentemente coinvolto in una questione analoga di società offshore e che proprio per questo il magistrato Federico Delgado lo voglia mettere sotto inchiesta.Certamente vero,ma ciò è avvenuto ben prima che Macri diventasse Presidente.Mauricio non ha sfruttato la carica presidenziale per arricchirsi illegalmente (dato che era già benestante di famiglia) come invece avvenuto nel caso dei Kirchner, il cui patrimonio è schizzato alle stelle,insieme a  quello dei loro ex Ministri: emblematico in tal senso quello dell’ex Ministro del commercio Guillermo Moreno che in 12 anni di governo K ha fatto un balzo patrimoniale del 13000%! Questo fatto però rappresenta indubbiamente una macchia per un Presidente neo eletto, poichè è noto che alla base dell’apertura di queste società offshore nella maggioranza dei casi,vi sia come motivazione di fondo quella di pagare meno tasse possibili nella propria patria. Tuttavia anche in questa spiacevole vicenda si nota la differenza di approccio fra l’ex Presidente Cristina Kirchner e il nuovo Presidente Mauricio Macri.
Il giornalista Nelson Castro nel suo editoriale all’interno della trasmissione “El Juego Limpio” ha sottolineato infatti che mentre Cristina ha sempre mal digerito le svariate inchieste che vedono tutt’ora come protagonista lei,il suo defunto marito Nestor ed il figlio Maximo (ruta del dinero K,Hotesur,”dolar a futuro”,legami con l’imprenditore Cristobal Lopez, solo per citarne alcune) mantenendo il silenzio totale nei confronti delle accuse che le venivano mosse, quasi a volerle ignorare dall’alto della sua carica, Mauricio invece ha subito voluto far chiarezza,dicendosi pubblicamente disponibile a farsi interrogare per fugare ogni zona d’ombra sulla vicenda “Panama Papers”.
Che dire inoltre del processo all’ex Segretario dei trasporti kirchnerista Ricardo Jaime (attualmente in carcere) in merito all’acquisizione da Spagna e Portogallo di vagoni ferroviari in pessimo stato per la “modica” cifra di 220 milioni di euro per 160 vagoni? Jaime si è difeso dicendo che ha agito eseguendo le direttive impartite dai suoi referenti”: l’ex Ministro dei Trasporti Julio De Vido e gli ex Presidenti Nestor e Cristina Kirchner.Anche in questo caso si sospetta che vi sia un giro di prezzi gonfiati per spartirsi la ghiotta torta dei soldi fra i vari protagonisti.La “decada ganada” kirchnerista ha lasciato al suo succesore  una Argentina con le casse vuote ed isolata a livello internazionale: lo storico accordo sull’annosa vicenda holdouts e le visite diplomatiche del Primo Ministro italiano Matteo Renzi,del Presidente francese François Hollande ed infine del Presidente americano Barack Obama testimoniano da parte della nuova amministrazione la volontà rispetto al recente passato di distanziarsi dal populismo del Venezuela di Maduro e di riconnettersi con il mondo.Il percorso non sarà facile ed in particolare nel breve-medio periodo,dopo una fiesta dei conti pubblici senza freni ,non sarà purtroppo indolore,ma tuttavia necessario.Una prospettiva per l’Argentina futura? Per riprendere le parole di speranza del discorso di Michelle Obama,la strada da seguire deve essere “l’esempio e la tenacia di donne valenti” come Maria Eugenia Vidal (prima donna Gobernadora) che ha vinto clamorosamente dopo oltre 25 anni di peronismo dominante la Provincia di Buenos Aires contro tutti i pronostici che vedevano invece favorito il candidato kirchnerista Anibal Fernandez, o come Margarita Barrientos,donna di umili origini,madre di ben dieci figli e fondatrice di una mensa sociale in favore dei ceti meno abbienti o ancora come la giornalista Marcela Ojeda,vera promotrice ed anima della campagna nazionale #NiUnaMenos (neanche una di meno) contro la violenza ed i femminicidi.

PRIME CREPE NEL PERONISMO POST VOTO

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Mauricio Macri (coalizione Cambiemos) ha vinto il ballottaggio del 22 novembre contro Daniel Scioli (Frente Para la Victoria) ed il 10 dicembre è stato così proclamato ufficialmente cinquantasettesimo nuovo Presidente dell’Argentina. dopo non poche polemiche e urla con il governo uscente in merito al luogo nel quale dovesse avvenire formalmente il passaggio di consegne (parlamento o Casa Rosada?).

L’elezione di Mauricio Macri è un’elezione storica per il paese: bisogna risalire infatti indietro nel tempo al 1999, all’ex Presidente Fernando de la Rua (Union Civica Radical-Alianza) per ritrovare nella Rosada un’altro Presidente non peronista.

La cocente batosta ha alimentato non poche polemiche nel mare magnum del peronismo (nel justicialismo vi è tutto e il contrario di tutto): i peronisti infatti perdonano qualsiasi cosa… tranne le sconfitte!

Ora che il progetto del Frente Para la Victoria è  naufragato,in diversi al suo interno si affrettano a prendere le distanze dalla “decada ganada” kirchnerista.

A tal proposito proposito, è diventato virale in rete il video del discorso pubblico (pronunciato con voce rotta visibilmente dall’emozione) di Alejandro Granados ,Sindaco di Ezeiza dal 1995 ed ex Ministro per la sicurezza di Daniel Scioli alla Provincia di Buenos Aires: “Sappiano che sono un Sindaco del Partido Justicialista,sono un Sindaco peronista e non ho nulla a che vedere con il Frente Para la Victoria.Le mie pietre miliari sono San Martin,Rosas,il generale Peron,e la compagna Evita.Non dimenticatevi mai di ciò: Peron ed Evita”… sommerso da applausi di fronte a spettatori in completo delirio! Per non parlare poi del governatore peronista della Provincia di Salta,Juan Manuel Urtubey,il quale ha elogiato l’approccio pragmatico di coinvolgimento del nuovo Presidente Macri nei confronti dei vari governatori provinciali (convocati senza distinzione di segno di politico) in merito a vari problemi da affrontare insieme.“Non avevo mai partecipato ad una riunione così” ha dichiarato Urtubey nel post faccia a faccia.Una critica neanche troppo velata alla gestione  chiusa ed arroccata del potere esercitata in questi anni da parte di Cristina Kirchner.Perfino il fedelissimo ex Ministro Florencio Randazzo (rappresentante del kirchnerismo “duro e puro”) ha scaricato l’ex Presidenta.Le ragioni,neanche troppo misteriose,vanno ricercate nel “niet” da parte di Cristina Kirchner alla sua candidatura a Presidente.

La Kirchner infatti ha deciso ed imposto in perfetta solitudine allo schieramento peronista la candidatura ufficiale di Daniel Scioli senza neanche passare per un confronto interno attraverso le primarie alle quali Randazzo se vi fossero state avrebbe preso sicuramente parte: “Avrei voluto giocarmi le primarie contro Daniel Scioli.Voi elettori avreste dovuto scegliere il candidato,non Cristina”.Per quale motivo in effetti la Kirchner abbia escogitato questa mossa a sorpresa rimarrà un mistero.

Daniel Scioli infatti non è certo collocabile alla corrente interna del peronismo seguace del kirchnerismo,tutt’altro.I rapporti con la famiglia Kirchner sono stati sempre alquanto tesi già da quando Daniel era vice di Nestor.Ma allora perché puntare proprio su di lui? Molto probabilmente il kirchnerismo temeva altre nuove possibili scissioni (dopo quella certo non di poco conto del peronista dissidente Sergio Massa) e Cristina proprio per questo ha optato obtorto collo per Scioli, per cercare attraverso la maschera di una figura moderata (per non dire apertamente di “derecha”) di frenare la corsa in solitaria di Massa (invano dato che Massa ha ottenuto poi un ragguardevole 21% dei consensi arrivando terzo,svolgendo così il ruolo di vero ago della bilancia nel ballottaggio) ed allo stesso tempo allargare il bacino elettorale potenziale, ben oltre la sua cerchia ristretta di fedelissimi.

Che dire infine de “La Campora” (organizzazione giovanile peronista nata negli anni della “decada ganada” kirchnerista e presieduta dal figlio di Cristina, Maximo Kirchner)? Fino ad oggi essendosi formata a sostegno del governo, ha avuto una grande disponibilità di spesa per iniziative di ogni genere ed  ha rappresentato una sorta di Stato nello Stato.Tutti i suoi militanti in questo decennio hanno occupato i principali Enti del potere: dall’ANSES (Inps argentino),alle poste,ad Aereolinas Argentinas,fino addirittura al… servizio meteorologico!! Ora non disponendo più delle casse del potere statale, dovrà in qualche modo ripensarsi e riadattarsi alla nuova situazione.Maximo Kirchner ha però già avvisato i vari nuovi pretendenti del Partido Justicialista che si affacciano più o meno apertamente all’orizzonte: “lo spazio politico lo conduce Cristina” .

Certamente Mauricio Macri si troverà a gestire una transizione per nulla semplice (per non dire drammatica, con riserve valutarie in dollari nel Banco Central quasi azzerate).L’eredità politica di questi 12 lunghi anni di populismo Kirchnerista che ha portato l’Argentina all’isolamento internazionale (non solo con gli USA,anche l’UE ha mantenuto rapporti alquanto freddi) si può riassumere in queste semplici cifre che inchiodano la gestione di Nestor e Cristina alle loro gravi responsabilità politiche,ma che scaricano la “bomba ad orologeria” fra le mani del nuovo Presidente: 695% la crescita della spesa pubblica fra il 2007 e il 2015; 27,8% di povertà (fonte UCA-Università Cattolica Argentina,una delle più prestigiose del paese,vista la totale mancanza di credibilità dell’Indec,l’Istat argentino); 241% l’inflazione da maggio 2003 a novembre 2015; 4,5 milioni di persone coinvolte in un piano sociale; 27 miliardi di dollari letteralmente bruciati dalle riserve del BCRA fra il 2011 e il 2015.

Logico che Macri e la sua coalizione Cambiemos essendo appena eletti,godano ora di una “luna di miele” con l’elettorato, stufo dell’arroganza del potere kirchnerista,tuttavia si vedrà a breve di che pasta son fatti quando dovranno gestire situazioni non facili,come la fine del cepo cambiario (misura annunciata proprio oggi dal nuovo Ministro dell’economia Alfonso Prat Gay in quasi contemporaneità con l’annuncio dato da parte della Fed Usa di alzare i tassi d’interesse,misura che provocherà un apprezzamento del dollaro) con la conseguente ed inevitabile svalutazione del peso che comunque il cepo(rapporto di cambi fissi) in questi anni non è riuscita ugualmente a frenare.Certo attuare le riforme dovendo volenti o nolenti trattare a causa di un quadro parlamentare fortemente frammentato (e in cui il settore Massista deterrà la “golden share” per approvarle o meno nella Camera deputati con i suoi 52 seggi) non sarà facile.

L’Argentina ha bisogno come l’acqua nel deserto di afflusso di capitali,investimenti esteri,dollari, per incrementare le sue esangui riserve ed è proprio per questo che sempre in questa direzione è stata preannunciata anche la fine delle restrizioni alle esportazioni in agricoltura.Insomma un gradito “ritorno al mondo”,testimoniato anche dal nostro Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina ,presente alla cerimonia d’insediamento di Macri, che si è dimostrato favorevole ad un ingresso dell’Argentina nell’OCSE.

 

Cosa ci dicono le primarie argentine

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Come da previsione le PASO (Primarias Abiertas Simultaneas y Obligatorias) di domenica hanno visto l’affermazione di Daniel Scioli (Frente Para la Victoria) su Mauricio Macri (alleanza Cambiemos) con una differenza fra i due schieramenti di ben 8 punti (FPV 38,52% -Cambiemos 30%); in terza posizione è arrivato l’ex Kirchnerista dissidente Sergio Massa (Unidos por una Nueva Argentina-UNA 20,58%).

Per vincere le elezioni direttamente al primo turno ed evitare così il ballottaggio,il prossimo 25 di ottobre,in base a quanto stabilisce la Costituzione,il primo classificato deve riuscire ad ottenere o il 45% dei voti o il 40% ma con oltre 10 punti di distacco dal secondo classificato.

Come valutare questi numeri? Scioli con un gap importante ma non sufficiente,è molto vicino alla fatidica soglia del 40%  e quindi alla possibilità di chiudere subito la partita,ma gli manca quel qualcosa che dovrà necessariamente cercare nei prossimi due mesi al di fuori del recinto di voti kirchnerista.

Dall’altro lato il compito dell’opposizione appare molto difficile ma non impossibile: costringere il front runner del Frente Para la Victoria ad andare al ballottaggio per poi unire gli sforzi e batterlo così al secondo turno.Mai come oggi le parole pronunciate qualche settimana addietro dal giornalista Nelson Castro appaiono come profetiche! Se non fossero bastate,una ulteriore conferma della necessità da parte dell’opposizione di far fronte comune per sconfiggere il FPV è arrivata proprio dal feudo kirchnerista per eccellenza: la Provincia di Santa Cruz,cuore pulsante K e terra di residenza dell’intera famiglia Kirchner.Qui Maximo Kirchner (figlio della Presidenta) candidato unico per la Camera Deputati del FPV,è stato sconfitto clamorosamente dopo uno scrutinio al cardiopalma da una opposizione che in quel contesto si presentava unita (coalizione elettorale “Unión Para Vivir Mejor” formata da UCR, Encuentro Ciudadano, AR-CC,Socialismo,Frente Renovador,PRO) per 3 punti di differenza (47,92%-44,39%).

Nella fondamentale Provincia di Buenos aires infine Maria Eugenia Vidal candidata del PRO alla carica di Gobernadora,ha raccolto il numero più alto di preferenze,anche se in termini assoluti il FPV si è confermato prima forza sommando i voti presi nella competizione interna (molto tesa,un testa a testa) fra l’attuale capo di gabinetto Anibal Fernandez e il Presidente della Camera deputati Julian Dominguez.

Che dire poi delle immancabili intimidazioni e brogli elettorali,subito denunciati, che si sono verificati in diversi seggi del paese in cui “misteriosamente” zelanti segretari di seggio appartenenti a La Campora hanno fatto sparire le schede del PRO per condizionare e indirizzare così l’elettorato a votare per il FPV? In rete è subito rimbalzato l’hashtag #frode

A bocce ferme analizzando i numeri,appare più che evidente che nel caso vi dovesse essere il ballottaggio per decidere il prossimo Presidente, il 20% di Sergio Massa sarà decisivo e tutti gli occhi saranno puntati inevitabilmente su di lui.Cosa farà Sergio Massa? Stringerà un accordo con Mauricio Macri(teoricamente potrebbe anche rinunciare a presentarsi già dal primo turno) o il richiamo delle sirene peroniste degli ex compagni lo spingerà ad appoggiare Daniel Scioli che ha già iniziato un “corteggiamento” nei confronti del suo elettorato appellandosi all’unità del peronismo e parlando di affinità programmatiche con il Massismo? Per il momento Massa non si è sbilanciato, ma si è limitato a parlare di una necessità di cambio di direzione del paese dal 10 dicembre,giorno in cui si insedierà il nuovo Presidente.Certo è che richiederà un prezzo politico salato per assegnare i suoi voti.

 

 

Elezioni comunali di Buenos Aires,un segnale da non sottovalutare per le opposizioni

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In primo piano sulla stampa argentina di questi giorni c’è l’esito del secondo turno delle elezioni amministrative di Buenos Aires: Horacio Rodriguez Larreta (PRO- Proposta Republicana) ha battuto al ballottaggio Martin Lousteau (coalizione ECO composta da: Union Civica Radical,Partido Socialista,Coalición Cívica-ARI, il Partido Socialista Auténtico e  Confianza Pública) e prenderà il posto del leader del suo partito, Mauricio Macri, come sindaco della capitale a partire dal prossimo 10 dicembre. Il candidato macrista si è imposto sul suo avversario con un scarto di soli tre punti percentuali: 51,6% contro 48,4%. Il PRO amministrerà dunque Buenos Aires per altri quattro anni, dopo aver completato già due mandati alla guida della capitale. Una vittoria risicata,quasi da sapore di sconfitta (considerando il gap di 20 punti del primo turno! Un exploit pazzesco di Lousteau,non previsto da nessun istituto di sondaggi,spiegabile con il pieno di voti Kirchneristi rimasti esclusi dal ballottaggio) che getta  molti dubbi sulle reali possibilità di Mauricio Macri di poter vincere le elezioni presidenziali il prossimo autunno.Questo risultato fa felice il suo avversario,il Kirchnerista Daniel Scioli che non a caso si è complimentato con Lousteau per l’ottimo risultato conseguito.

Subito dopo la vittoria, Larreta ha dichiarato: “Siamo di nuovo qui a celebrare l’enorme sostegno che i cittadini hanno continuato a esprimere nei nostri confronti. Voglio ringraziare le persone che hanno votato per noi, e anche coloro che non l’hanno fatto.Sanno bene che lavoriamo indistintamente per tutti i cittadini”, ha affermato il neosindaco.

Da parte sua, Lousteau ha sottolineato il buon risultato di ECO al ballottaggio e ha promesso “una opposizione costruttiva per la città”. Quelle di Buenos Aires sono forse le elezioni amministrative argentine di maggior impatto a livello nazionale.

La capitale è stata l’ultima città ad andare alle urne prima delle primarie (PASO-Primarias Abiertas Simultáneas y Obligatorias) del 9 agosto prossimo: questo voto ha rappresentato un test importante per il sindaco uscente Mauricio Macri, che fra tre domeniche contro Ernesto Sanz (Union Civica Radical) si giocherà il futuro politico nelle primarie nazionali in vista delle elezioni generali del prossimo autunno.Macri nella serata di festa per la vittoria di Larreta, ha colto l’occasione per delineare una parte della sua agenda politica in vista del voto nazionale.In particolare, il leader del Pro ha promesso che se verrà eletto Presidente dell’Argentina, la compagnia pertrolifera Ypf rimarrà statale, ricordando che fu proprio il PJ Partido Justicialista (vicino alle forze kirchneriste ora al governo) a privatizzare e poi confiscare la compagnia, “generando un forte discredito”.In merito alla compagnia di bandiera Aerolineas Argentinas, Macri ha annunciato che anch’essa continuerà ad essere gestita dallo Stato, e che verranno attuati piani di riorganizzazione per evitare che continui ad operare in perdita.

Infine, sul tema delle pensioni, Macri ha assicurato che “resteranno nelle mani dell’Istituto nazionale di sicurezza sociale (Anses)”, aggiungendo che l’agenzia “non sarà uno strumento politico di parte”.Un discorso chiaramente rivolto non al recinto del suo elettorato tradizionale,ma a conquistare e rassicurare quella consistente fetta di elettori delusi dalla decada Kirchnerista.Un discorso spiazzante, che ha suscitato le ironie di Maximo Kirchner (figlio della Presidenta) e l’immediata controreplica di Macri “Lo Stato è per i cittadini,non per dare lavoro alla Campora”(movimento politico giovanile kirchnerista del quale Maximo è Presidente).

Non bisogna avere la sfera di cristallo per comprendere che questi  mesi che ci separano dal 25 ottobre  sono mesi cruciali per la campagna elettorale che porterà il paese alle elezioni presidenziali,per il Senato e per la Camera dei deputati.

La situazione economica continua a deteriorarsi, con una inflazione che fonti indipendenti danno ormai al 30%, mentre la vicenda dei “fondi avvoltoi”, come li chiamano i Kirchneristi, ovvero quella piccola parte dei “tango bonds” non ristrutturati e che si sono rivolti alla giustizia Usa, pone il paese in una nuova e pericolosa  situazione di “default tecnico” che ha aggravato la situazione di isolamento internazionale in cui versa il paese che nel corso di questi anni ha preso sempre più una allarmante deriva populista filo venezuelana.

Basti pensare che nel corso di questa “decada ganada” per il CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina,Organizzazione delle Nazioni Unite) sono arrivati in Argentina appena il 9% degli investimenti stranieri in dollari (1 dollaro su 10!) sul totale dell’intero continente,perchè la mancanza di certezze dovuta alla  violazione delle leggi (la vicenda dell’espropriazione e nazionalizzazione della compagnia petrolifera YPF avvenuta a scapito della spagnola Repsol è esemplare)  è diventata ormai sistematica.

E cosa dire della recente  relazione dell’Osservatorio del Debito Sociale Argentino, ODSA, dell’Università Cattolica Argentina(UCA)? Quasi il 30% degli argentini vive in una situazione di povertà e ben 2 milioni di persone sono sotto al livello di indigenza. Il Coordinatore dell’ODSA, Agustín Salvia, ha spiegato che “la percentuale di poveri  è in continuo aumento  dal 2011,ciò è  dovuto principalmente all’inflazione fuori controllo che colpisce maggiormente i ceti più deboli  e alla mancanza di creazione di posti di lavoro, nonostante quasi il 30 per cento delle famiglie argentine sia inserito in un programma sociale di assistenza”.Tutto questo senza considerare la situazione delle finanze pubbliche che  è a dir poco allarmante! Notizia di oggi che il deficit pubblico in maggio si è quadruplicato rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (oltre  87 miliardi di pesos, +323%) con vari istituti privati che proiettano  il rosso fiscale ad oltre il 7% del PIL  a fronte di una emissione monetaria senza freni , necessaria per finanziare la voracità della  spesa pubblica:  il dollar blue al mercato nero è letteralmente  schizzato a 15 pesos.

Considerando inoltre il rapporto fra la base monetaria attuale in pesos  (a dir poco ipertrofica)  e le riserve internazionali in dollari,che ammontano a  33 miliardi, si può vedere che si ottiene un dollaro teorico superiore a 15 pesos;questo  da quindi fondamento alle attuali quotazioni nel mercato nero.

A complicare il già difficile quadro delle finanze pubbliche inoltre una recente sentenza dell’odiato giudice americano Thomas Griesa che ha reso passibili di sequestro i bonos in dollari sotto la legislazione argentina.Ciò come ben si può comprendere,rappresenta un importante ostacolo affinchè il Governo emetta nuovo debito per cercare di riequilibrare le riserve con l’ingresso di divisa finanziaria: Una svalutazione del peso nel 2016 appare una cosa inevitabile per il prossimo Presidente.

Ha perfettamente  ragione la sondaggista Mariel Fornoni quando afferma che queste presidenziali si giocheranno su un tema di fondo molto semplice: CONTINUIDAD O CAMBIO…. se la gente vuol porre  fine seriamente alla decada robada K (inquietante la rimozione del magistrato Claudio Bonadio dalla causa Hotesur su presunte tangenti date dall’impresario Lazaro Baez ai Kirchner,stessa cosa già successa  con il magistrato Jose Maria Campagnoli.Un modus operandi  che punta alla rimozione dalle varie cause penali pendenti di magistrati che danno fastidio con altri più vicini al potere kirchnerista) el cambio non può certo essere rappresentato dall’ex kirchnerista dissidente Sergio Massa (Frente Renovador),che non a caso infatti è crollato nelle intenzioni di voto rispetto allo scorso anno,nè da Margarita Estolbizer per il Frente Amplio Unen (che nel frattempo si è disgregato e ha visto la defezione di Elisa Carriò passata con il suo movimento verso la coalizione Cambiemos formata da PRO e UCR) La Stolbizer non ha nessuna possibilità di vincere e lo sa perfettamente, la sua appare più come una candidatura di testimonianza.

Chi ha reali chances di vincere e di rappresentare una “spina nel fianco” dell’unto Daniel Scioli e del suo  Frente Para la Victoria invece è proprio il Sindaco uscente di Buenos Aires Mauricio Macri.

Che piaccia o meno è Macri che incarna più di ogni altro la speranza di un cambio rispetto a questo decennio perduto. Invertire la rotta e rivedere una spesa pubblica fuori controllo (che non ha affatto  diminuito le disuguaglianze) non sarà indolore ma più che mai necessario per recuperare la fiducia e la credibilità internazionale perduta.

La notte del 25 ottobre sarà interessante osservare anche  l’esito delle elezioni provinciali di Buenos Aires dove votano oltre 11 milioni di persone (il 37% del totale dell’elettorato) che saranno inevitabilmente anche la cartina di tornasole dell’esito delle presidenziali.Il conurbano bonaerense è da sempre un barometro importante per cercare di capire in quale direzione andrà il paese e queste provinciali,dopo la vittoria risicata in città, possono rappresentare l’occasione di un pronto riscatto per il PRO che vede come sua candidata Maria Eugenia Vidal (vice di Macri in Comune).

Il problema dell’opposizione al kirchnerismo  è… l’opposizione stessa! Motivo di profonda riflessione dovrebbero essere le parole del giornalista Nelson Castro che in un editoriale all’interno della sua trasmissione citando Seneca (“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare”) non ha risparmiato dure critiche all’inconcludenza del fronte anti K,troppo frammentato e diviso al suo interno.Come ha giustamente ricordato il giornalista, la frammentazione in politica non è mai un fattore positivo perchè porta alla dispersione di voti e finisce con il favorire il fronte opposto: solo uniti (come successo a Mendoza) si può vincere!

La corsa verso la Presidenza è iniziata

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L’opposizione argentina ha fatto il primo passo verso la presentazione di un candidato unico da contrapporre al fronte di Cristina Kirchner per le elezioni presidenziali dell’ottobre prossimo. I radicali dell’UCR, il più antico partito del paese, al termine di un movimentato congresso ,hanno scelto di presentare un unico candidato insieme al PRO,partito di centrdestra del Sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, e alla Coalizione Civica (Cc) della più nota e polemica pasionaria antigovernativa, la deputata Elisa Carriò. Il prescelto dall’Unione Civica Radicale, che parteciperà alle primarie di coalizione, sarà il senatore Ernesto Sanz che si è imposto con il 60% dei delegati sulla minoranza (capeggiata da Julio Cobos) che puntava invece su un accordo più ampio che includesse anche Sergio Massa,ex capo di gabinetto della Kirchner, passato all’opposizione e che vuole anche lui presentarsi come candidato alla Casa Rosada e gli ex compagni dell’ormai disgregato polo progressista Frente Amplio UNEN “orfani” del socialista Hermes Binner, ritiratosi dalla corsa presidenziale.

Questa scelta di campo dei radicali segna una rottura rispetto alla strategia del centrosinistra nata alla fine degli anni ’90, che contava sull’appoggio di socialisti e peronisti dissidenti. Si chiamava Alianza e portò al potere Fernando De La Rua nel 1999, ma si sciolse poco dopo come neve al sole con la traumatica crisi che portò alla rinuncia del Presidente nel dicembre del 2001, sotto l’onda del più grande default dei conti pubblici che ricordi la storia (ma la “bomba” ad orologeria che deflagrò è però da imputarsi alle politiche liberiste del suo predecessore,Carlos Menem.Si proprio quel Menem con cui oggi il kirchnerismo può siglare un accordo politico per presentarlo a candidato governatore de La Rioja !).

Ora Sanz dovrà affrontare Macri e Carriò nelle primarie di agosto, per definire chi sarà il candidato che sfiderà non solo il Frente Renovador di Sergio Massa ma anche e sopratutto il candidato peronista filogovernativo, ancora sconosciuto. Cristina Kirchner infatti non ha espresso il suo appoggio esplicito a nessuno dei vari aspiranti.

Secondo gli analisti, i due unici nomi veramente in lizza nel peronismo pro governativo sono Daniel Scioli, attuale governatore della provincia di Buenos Aires – favorito dai sondaggi in quanto moderato che riuscirebbe ad attrarre anche il voto indipendente ma mal visto dall’ala più radicale del kirchnerismo – e Florencio Randazzo, Ministro degli Interni, molto più vicino alla «Presidenta» ma senza una vera base di consenso nell’elettorato. Un solo dato pare però molto probabile riguardo alle presidenziali di ottobre: in assenza di Cristina Fernandez de Kirchner – la Costituzione le vieta un terzo mandato – nessun candidato sembra essere in grado di ottenere una vittoria al primo turno, ossia con almeno il 40% dei voti e 10 punti di vantaggio sul secondo più votato. Il ballottaggio, insomma ad oggi è dato quasi per certo. Con l’alleanza siglata con il centrodestra, i radicali scommettono sulla possibilità di portare avanti uno dei due nomi sui quali si giocherà quel ballottaggio. Ma la natura disomogenea della neonata alleanza, così come i dissidi interni dell’UCR, influiranno sulla campagna elettorale tanto quanto il peso del candidato che risulterà vincitore nelle primarie di agosto e che otterrà la benedizione della «Presidenta».

Cambio o continuità con la “decada ganada” Kirchnerista? Su questo punto fondamentalmente si giocheranno le elezioni presidenziali di ottobre per Mariel Fornoni ,Presidente dell’istituto di ricerca e sondaggi Management & Fit: questa è quindi la cartina di tornasole sulla quale si polarizzerà sempre di più lo scontro fra i vari contendenti nei prossimi mesi.

Senza ombra di dubbio lo sciopero nazionale che ha paralizzato il paese la settimana scorsa è un pericoloso campanello d’allarme per il governo che non vuole vedere il vero problema di fondo che attanaglia il paese: un livello d’inflazione galoppante ormai insostenibile a causa di una spesa pubblica totalmente fuori controllo (dal 2003 ad oggi l’impiego nella pubblica amministrazione è aumentato del 70%!) che ha portato le banche a richiedere nuovamente con insistenza al Banco Central l’emissione di nuovi biglietti da 200 e 500 pesos, dato che quello da 100 pesos,biglietto di maggior valore in circolazione, nell’arco di 11 anni ha perso il 90% del suo potere d’acquisto e i prelievi medi dai bancomat sono passati dai 380 pesos del 2008 ai 1.500 odierni

Martedì inoltre il Tribunale federale di New York ha respinto l’appello presentato dall’Argentina in cui si chiedeva di annullare la sentenza del giudice Thomas Griesa che aveva vietato all’intermediaria Citibank di procedere il 31 marzo al rimborso degli obbligazionisti dei Tango bond che avevano aderito alle ristrutturazioni del 2005 e 2010.

Le motivazioni con cui il governo argentino chiedeva la cancellazione del provvedimento erano dovute al fatto che i bond in oggetto ricadono all’interno della legge argentina e di conseguenza non sotto la giurisdizione di Griesa. L’appello era stato presentato al termine di una escalation di minacce e provvedimenti che Buenos Aires ha intrapreso contro l’Istituto bancario, che si rifiuta di pagare i creditori a seguito della sentenza del giudice americano.Insomma la telenovela dello scontro con i “fondi avvoltoi” prosegue senza una soluzione e nel frattempo il pericoloso isolamento internazionale dell’Argentina continua.

La storia sembra ripetersi drammaticamente senza aver imparato nulla dagli errori del recente passato: cepo al dolar (sia il PRO di Mauricio Macri, sia il Frente Renovador di Massa vorrebbero toglierlo, ma con quali conseguenze? Una svalutazione non indolore del peso nel breve periodo sarebbe inevitabile),inflazione fuori controllo,import/export praticamente paralizzati, sono solo alcune delle questioni che il prossimo governo dovrà “sminare” facendo estrema attenzione.

L’economista Guillermo Nielsen (Frente Renovador) proprio sui rischi di un ripetersi del 2001 nei mesi scorsi ha lanciato un inquietante campanello d’allarme: “Non ho dubbi che ci sia un golpe di Stato in fieri: lo stanno organizzando giorno dopo giorno nel Ministero dell’Economia ed è contro il prossimo Presidente” che si troverà una situazione delle finanze pubbliche letteralmente esplosiva.

L’Argentina e l’anno presidenziale che verrà

Il 25 ottobre 2015 si terranno nel paese sudamericano le elezioni presidenziali e quelle legislative. I candidati verranno scelti nel mese di agosto, con le “P.A.S.O.”, le primarie “aperte, simultanee ed obbligatorie” che dal 2009 definiscono la liste elettorali dei partiti che ottengono almeno l’ 1,5% dei voti validi espressi nel collegio elettorale di pertinenza.

La Presidenta Cristina Fernandez de Kirchner è entrata nell’ultimo anno del suo secondo mandato, e non potrà quindi ripresentarsi alle elezioni politiche di quest’anno.Quasi sicuramente sarà candidata invece per le “europee” argentine, cioè il debutto del “Parlasur”, il parlamento del Mercosur i cui membri verranno probabilmente scelti da elezioni associate a quelle per il Presidente e il parlamento nazionale.

Attualmente l’Argentina dovrebbe eleggere “merco-deputati” per un totale di 26 seggi, che diventerebbero 43 dal 2020. L’approvazione della legge che definisce  le modalità del primo voto per il parlamento sudamericano è stata occasione per un duro scontro politico dal forte sapore di campagna elettorale. Da una parte la maggioranza kirchnerista sta cercando di usare queste ulteriori consultazioni come traino  per le elezioni presidenziali e legislative, mostrando una Presidenta ancora saldamente in sella e facendo circolare voci su una sua candidatura al Parlasur. Dall’altra parte l’opposizione polemizza con le immunità parlamentari associate al ruolo di “merco-deputato” che la maggioranza vorrebbe approvare e che vengono direttamente ricondotte ai guai legali che sta vivendo la Presidenta con il caso “Hotesur” (Hotels di proprietà della Kirchner e usati come escamotage per mascherare le tangenti date dall’imprenditore Lazaro Baez che ha affittato centinaia di stanze lasciandole vuote) e minaccia di opporre alla candidatura presidenziale una lista unica dell’opposizione.

L’opposizione

Progetto di unità  tutt’altro che semplice, date le divisioni interne che ancora dominano l’opposizione all’oficialismo kirchnerista .Tre sono i soggetti più importanti del composito universo politico anti K: 1)il deputato bonaerense Sergio Massa 2)il sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, fondatore del PRO (che sta per “propuestas”), partito liberale con cui dal 2007 governa Buenos Aires. Nel 2011 Macri aveva rifiutato di correre per le elezioni presidenziali, preferendo la rielezione a sindaco ed ora tenta il grande salto, come annunciato da diversi mesi. Ma la sua candidatura è nel frattempo un pò sbiadita, e di fronte a sondaggi altalenanti i media hanno deciso di scommettere sul peronista  Sergio Massa, avvocato e fondatore del “Frente Renovador”. Massa è stato deputato della Provincia di Buenos Aires e Vice primo ministro con Nestor Kirchner, prima di essere eletto per due volte (2007 e 2011) sindaco del municipio di Tigre,città del grande conurbano bonaerense. Da questa posizione di visibilità, Massa ha mosso poi verso la presidenza, rompendo con il kirchnerismo e fondando il suo partito personale in vista delle presidenziali del 2015.Vi è infine un terzo protagonista, il Frente Amplio “UNEN”,nuovo soggetto politico di centrosinistra,polo non peronista (e questo volenti o nolenti rappresenta in Argentina un forte handicap a livello elettorale) , nato dalla volontà di Ricardo Alfonsín (UCR), Fernando “Pino” Solanas (Proyecto Sur), Margarita Stolbizer (GEN),Hermes Binner (Partido Socialista) ed  Elisa Carrió (Coalición Cívica) di porre fine all’era K.Questa coalizione politica che era partita con le migliori intenzioni lo scorso anno, ha tuttavia progressivamente perso slancio a seguito delle forti polemiche nate dall’uscita di Elisa “Lilita” Carriò dalla coalizione  a seguito delle divisioni in merito alle strategie politiche da perseguire.Coinvolgere o no anche il PRO di Macri in questo progetto? La Carriò propendeva per questa opzione ma si è trovata di fronte un muro da parte dei suoi alleati.

Il Kirchnerismo

Già chiamarlo Kirchnerismo pensando ad un monolite  è fuorviante. Si tratta infatti di una lunga lista di personalità politiche che, con molte e stridenti differenze tra di loro,hanno condiviso la traiettoria politica della coppia Nestor-Cristina Kirchner e le politiche della “decada ganada” iniziata nel 2003, un gruppo però  tutt’altro che compatto al suo interno. Le speculazioni giornalistiche imperversano, rafforzate dal fatto che la Presidenta non ha ancora “incoronato” nessun candidato ufficiale del suo entourage. Vi è comunque una lista di pre-candidati alle P.A.S.O del “Frente Para la Victoria”, la coalizione di governo, tra i cui nomi spiccano quelli di Daniel Scioli e Florencio Randazzo.

Il primo, Scioli,ex vicepresidente della Repubblica e attuale governatore della Provincia di Buenos Aires (dal 2007, rieletto nel 2011), è ritenuto un peronista di destra, decisamente sgradito alla componente progressista del Frente Para la Victoria, uno dei motivi principali per cui la sua spasmodica ricerca di un endorsement ufficiale non ha ancora prodotto alcun risultato. La sua carriera politica inizia nel 1997, quando viene eletto deputato del governo della città di Buenos Aires dopo aver vinto le elezioni interne al Partito Justicialista in alleanza con Carlos Menem. Nel 2003 passa con Nestor Kirchner, accettando di far parte del “ticket” presidenziale che lo porta a ricoprire il ruolo di vice-presidente.La sua parabola politica ambivalente all’interno del peronismo e la sua insistenza sui temi della sicurezza lo rendono sostanzialmente un candidato di destra in seno al kirchnerismo.Un debole contrasto opporrà invece a Daniel Scioli, la diretta continuità dell’agenda politica della Presidenta  Kirchner,incarnata dalla candidatura di Florencio  Randazzo.

Randazzo,attuale Ministro dei trasporti (dal 2007, primo governo di Cristina Kirchner), proveniente dal Partito Justicialista ed ex numero due della Provincia di Buenos Aires durante il governo di Felipe Solà (peronista Menemista, ora all’opposizione), si è candidato alle interne con l’idea di essere il successore della Kirchner. Nonostante la presenza mediatica e i collegamenti politici con i municipi del Gran Buenos Aires che gli garantisce il suo ruolo di Ministro dei trasporti, la sua appare come  una candidatura di testimonianza.

Il kirchnerismo si ritrova quindi ad un anno dalle elezioni senza un candidato forte e definito, correndo il pericolo di un’implosione che smembri il vasto patrimonio di deputati e senatori e l’imponente capitale politico accumulato in questi 12 anni di governo.

La soluzione ci sarebbe dicono alcuni…. c’è infatti un possibile candidato della cui fede al progetto kirchnerista e visibilità mediatica nessuno potrebbe dubitare: Maximo Kirchner. Il figlio della Presidenta è infatti uscito allo scoperto per la prima volta il 13 settembre scorso, quando ha parlato dal palco allestito allo stadio dell’Argentinos Juniors, durante una manifestazione de “La Campora”, la corrente politica che ha fondato nel 2006. Dopo anni di lavoro nelle retroguardie per organizzare e diffondere nel paese la sua creatura politica ultra-kirchnerista, Maximo è “sceso in campo” ottenendo un successo mediatico clamoroso. Lo ha fatto per rilanciare l’immagine della Presidenta, offuscata dai sempre più numerosi scandali giudiziari, ricoveri in ospedale e indebolita dall’aprirsi della fase conclusiva della sua presidenza.

Kirchner Jr ha promesso che La Campora, che può contare su decine di deputati e senatori nazionali, oltre che su di un numero incalcolabile di politici provinciali e municipali, continuerà a servire il progetto del kirchnerismo anche dopo l’uscita di scena della madre. Difficile che questa intenzione si traduca in una sua candidatura per il 2015,tale scelta alimenterebbe sì il mito progressista iniziato da Nestor nel 2003 ma mentre già  imperversano le accuse di nepotismo e leaderismo, rischierebbe facilmente di trasformarsi in un boomerang politico.

Oltre le urne

Anche se la campagna elettorale può dirsi ormai iniziata e vi sono numerosi sondaggi che circolano al riguardo,tuttavia è ancora presto per azzardare qualsiasi previsione sui risultati che usciranno dalle urne, complice la debolezza di tutti gli schieramenti in campo.La maggior parte dei commentatori concorda nel ritenere il passaggio elettorale del prossimo ottobre come “epocale”: segnerà infatti la fine di un ciclo, quello kirchnerista, e chiunque vincerà, sarà chiamato a guidare una trasformazione alquanto profonda dell’agenda di governo che ha caratterizzato l’ultima decade rivelatasi un gigantesco bluff economico ,caratterizzato dai dati truccati in maniera sistematica da parte dell’Indec (l’Istat argentino) e culminato con il nuovo default del luglio scorso dopo appena 13 anni da quello del 2001.In questo difficile contesto appare come una “boccata d’ossigeno” (ma di certo non risolutiva,quanto piuttosto come un prender tempo fino alle elezioni per scaricare la “patata bollente” al nuovo Governo) l’accordo siglato con la Cina per lo scambio di valuta tra i due paesi per l’ammontare massimo di 11 miliardi di dollari in tre anni. Lo “swap” fissa le modalità con cui potrà avvenire lo scambio.Pechino a fine ottobre ha erogato  a Buenos Aires 800 milioni di dollari, contrariamente agli 11 miliardi ipotizzati inizialmente. Tuttavia, quest’ultima cifra resterà a disposizione del paese sudamericano nei prossimi tre anni e sarà corrisposta sotto forma di prestito al tasso annuo del 6-7%. L’accordo è rinnovabile alla fine del triennio.Inoltre il patto (tutt’ora non molto chiaro in quanto tenuto nascosto anche alle opposizioni)  prevede che in cambio del finanziamento economico, le imprese cinesi possano  godere di un accesso privilegiato in Argentina in materia energetica,mineraria e agricola.Insomma quasi una “vendita” disperata al colosso asiatico pur di ricercare finanziamenti alternativi dato che l’Argentina  dal default  2001 non ha accesso al mercato del credito internazionale per rifinanziare il suo debito. Inoltre, il paese soffre anche il calo delle esportazioni, conseguenza sia di un tasso di cambio tenuto artificiosamente sopravvalutato, sia del tracollo dei prezzi di beni come la soia, che l’Argentina vende all’estero.Le forti restrizioni imposte ai cittadini per ottenere dollari hanno prodotto una paralisi dell’ import/export con conseguenze pesanti per il commercio e gli imprenditori,sfiorando addirittura  il grottesco per i consumatori che vedono scomparire dagli scaffali dei supermercati diversi prodotti (ultimo in ordine di tempo la penuria riscontrata degli assorbenti importati dall’estero per il gentil sesso).

La colpa di tutto questo? Per Le Monde è da ricercarsi nella classe politica peronista che sta portando l’Argentina ad una “graduale discesa verso l’inferno” che ricorda molto la traiettoria politica del Venezuela di Maduro (ed in marcato contrasto rispetto al percorso di sviluppo economico e politico di altri Paesi latinoamericani come il Cile,la Colombia o il Messico). Senza ombra di dubbio questo continuo scontro e demagogia populista del “Patria o Buitres” (Patria o Fondi avvoltoi) per il Wall Street Journal  potrebbe aiutare il Kirchnerismo in vista delle prossime elezioni, ma nel 2016, in un Paese in cui il debito pubblico appare senza freni e  la metà della popolazione vive grazie allo Stato e  ai suoi generosi sussidi, al nuovo Governo  spetterà farsi carico del redde rationem con pesanti tagli in vista.