A LIVELLO GLOBALE LA “VOODOO ECONOMICS” SEMBRA RIEMERGERE CON FORZA.Dall’Argentina, agli USA, passando per l’Italia: tagliare le tasse,mantenere il welfare,ridurre il debito,è la strada stretta dei conti pubblici

Il Governo di Macri si trova attualmente sotto il fuoco incrociato di due settori politico-sociali diametralmente opposti: i liberali da una parte,che hanno appoggiato inizialmente il governo di Cambiemos, ed il peronismo ultra kirchnerista dall’altra.Da un lato i liberali ed in particolare i suoi economisti (Josè Luis Espert, Agustín Etchebarne, Javier Milei, Roberto Cachanosky,Carlos Rodriguez ed altri) che accusano il governo di eludere il nodo di fondo, il problema storico principale dell’Argentina, cioè il deficit pubblico manlanueva_pobrezatenendo uno status quo di una spesa pubblica insostenibile, facendo così con non curanza aumentare il debito di ben il 19% in questo 2017 appena concluso, dall’altra invece il settore peronista ultrakirchnerista che parla apertamente di “manovra di aggiustamento brutale dei conti pubblici” sotto le raccomandazioni economiche del “Consenso di Washington” (leggasi FMI), un ritorno insomma in tutto e per tutto al “neoliberalismo”, agli anni ’90 come sostiene Axel Kicillof, ex Ministro dell’economia di Cristina Kirchner, al periodo del duo Menem-Cavallo, quest’ultimo ex Ministro dell’ economia che stabilì la sciagurata legge di convertibilità 1 dollaro-1 peso, un bluff che esploderà poi come una bomba ad orologeria nel default 2001 sotto il radicale Fernando de la Rúa.Tale accoppiata è ora ripudiata dal Kirchnerismo come il “diavolo”, ma omettono però il fatto di dire che proprio i Kirchner appoggiarono in tutto e per tutto il companero ed ex Presidente peronista Carlos Menem negli anni ’90 quando questi era in auge.Non bisogna dimenticare inoltre il fatto che Cambiemos ed il governo Macri,oltre a non godere di una maggioranza parlamentare, hanno ereditato dalla famosa “Decada ganada” Kirchnerista (meglio sarebbe dire in realtà “decennio saccheggiato”, visti i numerosi arresti di politici e funzionari del governo Kirchner avvenuti di recente per gravi fatti di corruzione e tangenti) uno Stato praticamente distrutto dal punto di vista economico-finanziario: 695% la crescita della spesa pubblica fra il 2007 e il 2015; 27,8% di persone in condizione di povertà,fonte UCA-Università Cattolica Argentina,una delle più prestigiose del paese,vista la totale mancanza di credibilità dell’Indec kirchnerista (Istat), 241% l’inflazione da maggio 2003 a novembre 2015, 4,5 milioni di persone che vivono di un piano sociale; 27 miliardi di dollari letteralmente bruciati dalle riserve del Banco Central (BCRA) fra il 2011 e il 2015.Uno Stato caduto nel 2014 in un nuovo default tecnico a distanza di 13 anni dall’ultimo drammatico default 2001.Gli economisti liberali, pur riconoscendo questo quadro di partenza iniziale letteralmente disastroso, tuttavia hanno criticato fortemente il governo Macri perchè reo a loro dire di non affrontare il problema storico del paese, chiamato appunto deficit pubblico (situazione contabile dello Stato che si verifica quando, nel corso di un esercizio finanziario, le uscite superano le entrate) che nel 2017 stimano che si sia mangiato ben 10 punti del PIL e che rappresenti un fardello di ben 46 miliardi e mezzo di dollari. Per l’economista Josè Luis Espert in particolare Macri è “Kirchnerismo de buenos modales”, Kirchnerismo di buone maniere, nel senso che Espert riconosce al governo Macri dei piccoli passi in avanti come “il piccolo aggiustamento al rialzo delle tariffe di luce,acqua,gas (prima praticamente regalate erga omnia dal precedente governo),il restringimento della massa monetaria (desbordante sotto i Kirchner, che generava una inflazione galoppante), l’essere riusciti a risolvere l’annosa questione del default che il precedente governo si era sempre rifiutato di affrontare, proiettare nuovamente l’Argentina a riallacciare rapporti economico-commerciali con il mondodopo oltre un decennio di completo isolamento internazionale a causa sia del default che aveva minato la credibilità del paese, sia per il fallimentare modello economico isolazionista (Import Substitution Industrialization ISI) sul quale aveva deciso di puntare il precedente governo che vedeva nell’esempio populista venezuelano dei compagni Chavez e Maduro molte affinità.Queste azioni da parte del nuovo governo di Cambiemos hanno si prodotto una piccola crescita economica, un piccolo “rimbalzo”, ma che rischia di essere del tutto effimero se non si affronta con coraggio, cioè con misure economiche shock (e non con prudenza gradualista come persegue invece il governo) il nodo cruciale del deficit pubblico.Espert ricorda per questo motivo quella che è la storia economica argentina: negli ultimi 60 anni l’Argentina ha avuto ben 56 anni di deficit pubblico(!), solamente nei 4 anni della presidenza di Nestor Kirchner (2003-2007) il paese ha goduto di una eccezionale situazione di surplus fra entrate ed uscite.Ma ciò è avvenuto non a caso, come ricorda lo storico ed attuale Diputado per Cambiemos Fernando Iglesias.Nestor Kirchner ha potuto godere infatti di questa eccezionale situazione di surplus delle finanze pubbliche grazie al tremendo aggiustamento dei conti pubblici (fine della convertibilità dollaro-peso attraverso una dolorsa svalutazione,pesificazione dei depositi in dollari) attuato dal suo predecessore, il peronista Eduardo Duhalde.Quando il radicale De la Rua lasciò la presidenza vi era un 38% di gente che versava in condizione di povertà, solamente otto mesi più tardi, sotto la presidenza del peronista Duhalde con la sua letterale cura da cavallo dei conti pubblici imposta al paese, la povertà schizzò al 57% (dato ufficiale Indec-Istat argentino), cose che per Iglesias “avvengono solamente in paesi con guerre civili o terremoti”.Celebre e scolpita nella memoria di tutti gli argentini rimarrà la bugia colossale di Duhalde pronunciata in parlamento per rassicurare gli argentini “Colui il quale ha depositato dollari riceverà dollari, colui il quale ha depositato pesos riceverà pesos”.Espert tuttavia rimarca con forza ciò che è avvenuto nella storia economica del paese in merito al nodo irrisolto del deficit pubblico.Come copro questo buco che si viene a creare nei conti pubblici? Se i deficit precedenti al “Rodrigazo” (1975) si finanziavano con emissione monetaria e attingendo alle riserve valutarie del Banco Central (BCRA), dal 1978 il Ministro dell’economia Martinez de Hoz per coprire questo buco nei conti, ricorse invece al collocamento del debito pubblico esterno, ma la “Tablita” di Martinez de Hoz termina in un’altra crisi nel 1981 ed il debito pubblico entra in default.Come cercò di coprire questo buco nei conti Raul Alfonsin (ritorno alla democrazia 1983-89)? di nuovo come avveniva precedentemente al Rodrigazo, cioè con emissione monetaria e prosciugando le riserve del BCRA, fino a che il paese non cadde nell’iperinflazione (200%!).Dopo venne Carlos Menem con Domingo Cavallo.Come coprì il disavanzo nei conti Menem? Come con Martinez de Hoz, cioè con emissione di debito pubblico esterno (e decretando la sciagurata ed irreale legge di convertibilità 1 dollaro/1 peso), ma nel 2001 ci fu il default.Come tentarono di coprire questo disavanzo nei conti i Kirchner? Nuovamente con emissione monetaria e attingendo a piene mani alle riserve del BCRA.E Macri? Emettendo nuovamente titoli del debito pubblico da collocare sui mercati esteri.E’ per questo motivo che per Espert l’unica via per rompere questo vero e proprio circolo vizioso è quella di tagliare, aggredire la spesa pubblica e al tempo stesso così liberar risorse per poter tagliare il macigno della tassazione che grava sugli “schiavi” dei contribuenti argentini.Espert afferma che se per fare ciò è necessario licenziare le migliaia di “gnocchi” parassitari (cresciuti a dismisura durante l’era Kirchner) che lavorano nel settore della pubblica amministrazione, lo si faccia senza tentennare, poiché “la spesa pubblica attuale dell’Argentina è assolutamente impagabile.Lo Stato non può avere oltre 4 milioni di impiegati pubblici come ha attualmente, ma tornare ad avere un milione e mezzo-due di impiegati pubblici come a metà degli anni ’90”.Come sottolinea infatti anche il collega economista Agustín Etchebarne negli ultimi 15 anni gli impiegati pubblici sono passati da 2 milioni ad oltre 4 milioni di persone, coloro i quali ricevono un piano di assistenza sociale dallo Stato sono passati da 1 milione ad oltre 8 milioni e mezzo, i pensionati sono passati da 3 milioni e mezzo a 7 milioni.In pratica ogni mese 20 milioni di persone ricevono un assegno dallo Stato, a fronte solamente di 8 milioni di persone che lavoranoMACRI in maniera formale nel settore privato, i quali sono così sempre più spremuti dal punto di vista della tassazione per mantenere i salari e le pensioni di questo “esercito” di oltre 20 milioni di persone.In questo quadro allarmante bisogna ricordare anche il fattore inflazione (oltre il 20%, certo dimezzata rispetto l’era Kirchner ma sempre molto elevata) che erode fortemente il potere salariale e crea un gran malcontento trasversale in entrambe questi gruppi sociali, ragion per cui secondo Etchebarne ben 6 milioni di persone per sfuggire a questa insopportabile pressione derivante dalla combinazione di tassazione ed inflazione elevata,hanno optato per il lavoro in nero.Come fare per porre rimedio a questa situazione insostenibile che ha condotto il paese alla decadenza da oltre 70 anni? Etchebarne ed i liberali sostengono che per invertire questa tendenza infernale bisogna che l’Argentina diventi quindi “un paese competitivo” in grado di attrarre investimenti dall’estero (100 miliardi di dollari in quattro anni), abbassando la tassazione ed eliminando tutta la burocrazia inutile,con una giustizia più snella che dia certezza alle imprese,diminuendo il costo del lavoro senza abbassare i salari,eliminare l’inflazione per abbassare così il tasso d’interesse che frena il credito alle imprese e trasformare i piani sociali nei confronti dei ceti più poveri da unica prospettiva di vita,com’era con Cristina Kirchner, creando così dipendenza e controllo politico da parte dello Stato (una spirale perversa), a fattore limitato da un punto di vista temporale affinchè si spinga invece per un inserimento nel mondo economico-produttivo di questi ceti sociali più vulnerabili.Tutto questo porterà nel corso del tempo ad una progressiva riduzione del peso dello Stato e ad un riequilibrio del numero dei lavoratori dal settore pubblico a quello privato.Se tutto ciò è giusto da un punto di vista di teoria economica, tuttavia è sul modo per arrivare a questo percorso (gradualismo o invece shock therapy come sostengono i liberali?) che ha alimentato un asprissimo dibattito nel paese fra il governo in carica e gli economisti liberali.E’ per questo motivo infatti che Fernando Iglesias è letteralmente “esploso” di rabbia in un articolo nel giornale La Nacion, attaccando in maniera frontale questa schiera di economisti liberali e la loro propaganda anti politica, definendoli in maniera alquanto piccata “Liberalotes” (piccoli liberali),che hanno una visione miope.Per costoro infatti nonostante gli sforzi fatti dal governo per razionalizzare la spesa ed eliminare inefficienze (vedi licenziamento degli “gnocchi”, personale della p.a. fantasma che riscuoteva unicamente lo stipendio senza fare nulla,neanche presentarsi al lavoro) “nessuna manovra di aggiustamento dei conti pubblici è mai sufficiente”, non tengono minimamente in conto che il governo di Cambiemos non gode di una maggioranza in parlamento e del quadro economico drammatico ereditato dai Kirchner, soprattutto l’enorme problema sociale che politiche di aggiustamento shock dei conti pubblici comporterebbero a fronte di dati che stanno gradualmente migliorando sul versante della povertà.Bisogna fare “macelleria sociale” come fece Duhalde per aggiustare e tenere così in ordine i conti pubblici? Checchè se ne dica l’economia nonostante si poggi su freddi numeri matematici, è una scienza sociale perchè ha a che fare con persone in carne ed ossa che non sempre compiono scelte perfettamente razionali come ci vorrebbe far credere invece unicamente la prospettiva dell’homo oeconomicus.Non sempre quindi ad una determinata azione A corrisponde logicamente un determinato effetto B. E’ come il medico che ha eseguito “perfettamente” l’intervento ma il paziente è morto. Insomma il classico gap fra teoria e pratica, ragion per cui bisogna essere prudenti (ma ciò non significa non fare nulla) ed andarci con i piedi di piombo quando c’è di mezzo la vita di milioni di persone.Tuttavia il governo è ben consapevole che le critiche avanzate dai liberali hanno un indubbio fondamento. Proprio la settimana scorsa infatti il Presidente Macri ha fatto presente che “l’attuale generazione di argentini non può continuare ad indebitare le generazioni future”, ma appena due giorni dopo tali dichiarazioni, il suo governo ha contratto ulteriori debiti sui mercati internazionali per 9 miliardi di dollari (ed è solo una terza parte del totale del debito che l’Argentina contrarrà per questo 2018).Questo è il prezzo del gradualismo economico che storicamente non ha mai funzionato dicono i liberali, sostenitori a spada tratta di una shock therapy: non risolvere,rimandare il problema di fondo che si chiama spesa pubblica e che rappresenta ben il 42% del PIL, una enormità.Tale strategia di governo inoltre si basa sul presupposto che tutto rimanga immutato a livello economico internazionale e che la FED Usa non compia una brusca accelerazione della politica di tapering,cioè di assorbimento graduale della gran massa monetaria di dollari,liquidità prodotta nel corso di questi anni a seguito dei prolungati bassi tassi d’interesse per cercare di stimolare l’economia a seguito della crisi del 2007 (vedi Sole 24 Ore ed in particolare il pericoloso “effetto farfalla” che potrebbe provocare l’aggressiva politica di taglio delle tasse di Trump su questi fragili equilibri internazionali).Un aumento marcato dei tassi d’interesse Usa comporterebbe infatti un forte apprezzamento del dollaro, pagando quindi ancor più a caro prezzo i debiti fin qui contratti sui mercati internazionali.Non a caso sia Standard & Poors, sia un recente report dell’Institute of International Finance, hanno sottolineato questa fragilità sistemica dell’Argentina, ponendo il paese fra i primi tre più vulnerabili al mondo,insieme a Turchia ed Ucrania, in caso di fattori di shock esterni.Gli economisti liberali argentini si sono formati nelle migliori università americane e la loro idea dell’applicazione di una shock therapy per il paese, che implichi quindi oltre al taglio della spesa pubblica anche una massiccia riduzione delle tasse, si rifà alla teoria della curva di Laffer.Ma chi è costui? Arthur Laffer  economista,è uno dei principali esponenti della Supply-side economics  e fù anche influente consigliere economico di Ronald Reagan.La teoria della curva di Laffer sostiene che, se la pressione fiscale è troppo alta, le entrate fiscali calano, in virtù dei disincentivi ad aumentare, in presenza di aliquote elevate, l’attività lavorativa.CurvadiLafferQuando il prelievo fiscale diventa eccessivo anche le stesse attività economiche di impresa diventano meno profittevoli, si riducono così gli investimenti e aumenta la disoccupazione.L’eccessiva pressione fiscale può quindi aumentare il fallimento delle imprese e la delocalizzazione degli impianti produttivi verso altri Stati.Le minori imprese e la maggiore disoccupazione riducono perciò il reddito nazionale e di conseguenza anche la base imponibile su cui è applicata l’imposta fiscale.Di conseguenza, si riduce il gettito fiscale complessivo e le entrate da parte dello Stato.Fù proprio Arthur Laffer ad ispirare il famoso discorso di Reagan il 27 luglio 1981 in merito alla necessità di ridurre le tasse “affamando la bestia”, cioè il governo vorace, che “non è la soluzione ma il problema”.Lo Stato quindi deve diventare,a prescindere dalle fasi storiche, più piccolo e leggero? Se vogliamo vederla in altri termini, è l’eterno ed appassionante scontro fra i seguaci e sostenitori di John Maynard Keynes da una parte, e quelli di Friedrich von Hayek dall’altra, due giganti del pensiero economico del ‘900 con visioni diametralmente opposte sugli eventi storici che hanno vissuto in prima persona.Bisogna dire però che prima dell’avvento dirompente sulla scena politica di Ronald Reagan (e di Margaret Thatcher in Gran Bretagna) vi era una sostanziale convergenza di visione economica fra democratici e repubblicani.Tant’è vero che George Bush senior nelle primarie per la presidenza del partito repubblicano nel 1980 si prende gioco ed irride le teorie economiche del duo Reagan-Laffer definendole come “Voodoo economics” (imperdibile al riguardo il breve spezzone della puntata della superlativa Rachel Maddow! come prende per i fondelli il GOP!).Questa idea di fondo che tagliando le tasse ai ceti più abbienti, costoro avendo più soldi in tasca potranno quindi spendere di più e perciò qualcosa “sgocciolerà” (non a caso la Reaganomics venne anche definita Trickle-down economics) verso il ceto medio e quello meno abbiente (al contrario invece duramente colpiti) si è rivelata nei fatti sbagliata ed ha creato enormi problemi di bilancio.Il debito nell’era Reagan è letteralmente esploso passando da 994 bilioni di dollari del 1981 a 2,8 trilioni nel 1989!LAFFERQuesta idea che per tagliare il deficit bisogna tagliare le tasse è semplicemente un non senso,è appunto Voodoo economics” come ricorda Rachel Maddow.Sarà il democratico Bill Clinton  nel 1998, a porre fine a tre decenni di disavanzi finanziari e ad avviare una nuova fase di surplus che si interromperà nuovamente solamente con la presidenza del repubblicano Bush junior.Ed è’ proprio per questo motivo che Hillary Clinton se avesse vinto le scorse presidenziali, avrebbe voluto Bill nel suo staff economico alla Casa bianca.Premesso che l’optimum non appartiene a questa terra e che alcune scelte economiche in ogni contesto, ma dell’era Clinton in particolare, sono tutt’oggi oggetto di dibattito fra sostenitori e detrattori (in primis in merito agli accordi di libero scambio sull’amato-odiato NAFTA) nonostante ciò che si dica, Bill Clinton è uno dei Presidenti più amati degli ultimi 25 anni ed i successi economici durante la sua presidenza stanno li a testimoniarlo.Se non dovesse essere sufficiente l’era Reagan a dimostrare l’assurdità della teoria della curva di Laffer in merito alla pressione fiscale, ciò che è capitato più recentemente allo Stato del Kansas guidato dal governatore repubblicano Sam Brownback ne è una ulteriore dimostrazione.suplyside.jpgNel 2013 lo Stato decise di ridurre drasticamente l’aliquota fiscale fino allo 0% nella speranza di attrarre investimenti ed imprese da fuori (mai in realtà concretizzati) creando così un massiccio deficit di bilancio.La crescita economica dal taglio delle tasse non si è mai materializzata ed il Kansas è stato gravato da un buco di bilancio quasi istantaneo, lasciando in maniera drammatica drasticamente sottofinanziate le scuole (persino la Corte Suprema del Kansas è intervenuta al riguardo, riconoscendo che lo Stato stava sottofinanziando le scuole per centinaia di milioni di dollari l’anno) i centri di salute mentale,le pensioni, lasciando le riparazioni delle infrastrutture in sospeso e per far fronte ad una perdita di 700 milioni di dollari di entrate,il doppio di quanto previsto, ha aumentato l’imposta sulle vendite colpendo tutti i residenti ma in particolar modo i redditi più bassi. Lo Stato sta ancora affrontando enormi problemi di deficit di bilancio – fino a 1,1 miliardi di dollari entro la metà del 2019.”Il Kansas è stato un totale disastro di bilancio“, ha detto a Business Insider la dottoressa Lori McMillan, professoressa di diritto tributario alla Washburn University, “Quando scegli vincitori e vinti nella tua politica fiscale, si sposta solo l’onere di finanziare il governo ad altri che potrebbero essere meno in grado di pagare“.REAGAN SPIEGAE’ per questo motivo, alla luce di questi disastrosi risultati, che la legislatura statale ha fatto recentemente marcia indietro,votando per aumentare le tasse nel tentativo di ridurre il massiccio deficit di bilancio dello Stato.Nonostante ciò stiamo assistendo,e possiamo dire non solo negli USA, al risveglio degli “Zombies della Voodoo Economics” per usare le parole di Paul Krugman: “Sì, l’economia americana è rimbalzata rapidamente dal crollo del 1979-82.Ma ciò fu il risultato delle riduzioni delle tasse di Reagan o fu invece come pensa la maggior parte degli economisti, il risultato dei tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve? Clinton ha fornito un test chiaro,aumentando le tasse sui ricchi.I repubblicani hanno predetto il disastro, ma invece l’economia ha registrato un boom, creando più posti di lavoro rispetto all’era Reagan.Poi George W. Bush ridusse di nuovo le tasse, con i soliti sospetti che predicevano un “boom di Bush”; ciò che effettivamente abbiamo ottenuto è stata invece una crescita poco brillante seguita da una grave crisi finanziaria.Barack Obama ha annullato molti tagli fiscali di Bush REAGANe ha aggiunto nuove tasse per pagare Obamacare – ed ha supervisionato un record di posti di lavoro molto migliori, almeno nel settore privato, rispetto al suo predecessore. Oh, e non dimentichiamo le recenti esperienze a livello statale.Brownback, governatore del Kansas, ha tagliato le tasse in quello che ha definito un “un vero esperimento dal vivo” in politica fiscale conservatrice.Ma la crescita che ha promesso non è mai arrivata, mentre una crisi fiscale lo ha fatto.Allo stesso tempo, la California di Jerry Brown (democratico) ha aumentato le tasse, portando alla proclamazione da parte della destra che lo Stato stava commettendo un “suicidio economico”; in effetti, lo Stato ha vissuto un’impressionante occupazione e crescita economica.” Da questo quadro globale, si può capire come in materia di politica economica bisogna essere molto prudenti.I liberali (a parole) alla vaccinara de noantri, vorrebbero “la botte piena e la moglie ubriaca”: tagliare le tasse (“flat tax”) ma al tempo stesso aumentare le pensioni e naturalmente reddito garantito per tutti.Non toccare quindi assolutamente il mantra della spesa pubblica.Ma con quali coperture finanziarie fare tutto ciò? demandgopE’ questo il quesito di fondo che si dovrebbero porre in maniera rigorosa gli italiani.E’ logico che per reperire le risorse o tagli la spesa pubblica (ed il welfare? dove?) o aumenti le tasse.In Italia dal dopoguerra ad oggi,è sempre esistito in maniera del tutto trasversale “il partito della spesa pubblica” sfociata poi nel debito degli anni ’60,accresciuto ulteriormente negli anni ’70,con le prime elezioni per i nuovi consigli regionali delle 15 Regioni a statuto ordinario, per non parlare poi dei costi ulteriormente esorbitanti di quelle a statuto speciale, alcune delle quali,vedi Sicilia, sarebbero praticamente già in default da tempo se non fosse per i trasferimenti di risorse statali.Una materia sulla quale,dopo la riforma delle province (non priva di vibranti proteste e difensori a prescindere, in primis la Lega di Maroni ma non solo,appunto come detto, il famoso “partito trasversale della spesa pubblica” che è sempre esistito in Italia al di là degli schieramenti), il prossimo Governo,a prescindere da chi sarà, dovrà metterci necessariamente le mani per un contenimento e razionalizzazione dei costi; spesa pubblica a tutto gas che ricordiamo è poi proseguita allegramente negli anni ’80 durante il pentapartito.chart-deficitE’ sconsiderato parlare da parte di alcuni “a cuor leggero” di spese in deficit (la “Gigginomics” che vorrebbe scimmiottare i disastrosi tagli fiscali di Trump ma mantenendo il turbo con la spesa) senza considerare i vincoli europei.Ci penserà il futuro super Ministro dell’economia UE a mettere in riga un certo lassismo dei paesi dell’europa mediterranea? Per quanto concerne il centrosinistra, sarebbe un errore presentarsi come la tradizionale coalizione tutta “tax and spend”, ed infatti l’Istat certifica che così non è con un aumento del reddito e del potere d’acquisto a fronte di una diminuzione della pressione fiscale.Non esistono soluzioni magiche da “Voodoo economics”, ma è bene sottolineare che ogni intervento, a prescindere come visto dal contesto italiano, deve essere necessariamente fatto quindi nei limiti che gli spazi della manovra economica consentono.Come si capisce perciò, ad ogni latitudine, la strada dei conti pubblici è una strada stretta che non lascia campo a voli pindarici e a promesse di “mari e monti” (vedere a tal riguardo la fine fatta dall’ex Ministro dell’economia greco Varoufakis.Fra il defenestrare Varoufakis ed il salvare la Grecia in extremis da un sicuro default, Tsipras ha optato molto pragmaticamente per la prima opzione).In tutti gli italiani dovrebbe essere ancora scolpito nella mente come duro monito i drammatici giorni del 2011 , ed i titoli di totale panico a caratteri cubitali di certi giornali economici.Che piaccia o no, i mercati internazionali ci guardano e con la credibilità o meno di un paese non si scherza.

 

 

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LE ELEZIONI DI META’ MANDATO SARANNO UN BIVIO PER IL PERONISMO?

Oggi è il grande giorno: l’Argentina va alle urne per le elezioni di metà mandato.Le fratture interne al peronismo non si sono ancora sanate e lo schieramento justicialista si presenta diviso a questo importante appuntamento elettorale in tre principali tronconi: quello guidato da Cristina Kirchner con il suo nuovo movimento, Unidad Ciudadana, quello guidato da Sergio Massa con l’alleanza 1Pais (uno schieramento che comprende il GEN di Margarita Stolbizer, ex candidata a Presidente dai socialisti che Margarita ha scaricato rapidamente per salire sul carro di Sergio Massa insieme alla deputata Victoria Perez Donda leader di Libres del Sur),che si pone l’obbiettivo di riunire il paese profondamente spaccato dalla polarizzazione Kirchner-Macri, ed infine troviamo lo spazio Cumplir, guidato dall’ex Ministro degli interni Florencio Randazzo.Durante questa lunga e combattutissima campagna elettorale,che ha visto nelle PASO (le primarie argentine che servono nella sostanza a “pesare” i rispettivi elettorati) della provincia di Buenos Aires prevalere di un soffio, dopo un estenuante riconteggio CRISTINAal cardiopalma, Cristina Kirchner su Esteban Bullrich, candidato al Senato dal fronte di governo Cambiemos (PRO,UCR,Coalicion Civica) per uno scarto dello 0,21%(La Matanza,roccaforte Kirchnerista, il municipio chiave che ha fatto lievemente propendere la bilancia in favore di Cristina),cioè appena ventimila voti di differenza su un totale di quasi 13 milioni di elettori abilitati, non sono mancate polemiche e colpi bassi.Nel complesso però le PASO sono state vinte da Cambiemos, che ha prevalso in ben 12 dei 24 distretti elettorali con più elettori (Buenos Aires città, e le province di Santa Fe,Cordoba e Mendoza),ed anche nel conteggio totale dei voti ottenuti dai vari schieramenti con quasi un 36% dei voti registrati.A distanza di settant’anni però la cultura politica peronista tuttavia rimane molto forte nel paese, e lo testimoniano chiaramente proprio i numeri delle PASO dello scorso agosto: l’unità del Partido Justicialista (Kirchnerismo,peronismo non kirchnerista,Massismo) vale un 43% dell’elettorato (vedi cartina tabella sotto), anche se è vero che non sempre in politica si possono fare freddi ragionamenti matematici.Legittima è dunque una domanda che sorge spontanea alla luce di questi dati: il peronismo unito è imbattibile? Per il politologo filo Massa, Julio Barbaro, no al contrario, un peronismo unito sarebbe semplicemente invotabile! Queste elezioni di medio termine sono importanti per due motivi principali: 1) Cambiemos,sfruttando le divisioni peroniste, cercherà di ottenere un rafforzamento dei suoi numeri parlamentari (non ha la maggioranza ed il vero ago della bilancia nel Congresso, è l’atteggiamento oscillante del Massismo) per poter così avviare alcune riforme in cantiere ed arrivare alla fine del mandato in maniera più stabile.Sarebbe il primo governo non peronista dal 1928,che riuscirebbe a terminare il suo mandato. 2) I risultati ci diranno molto della partita che si gioca all’interno del peronismo in vista delle presidenziali 2019.PJQuale schieramento del Justicialismo otterrà maggior consenso politico? Sarà ancora una volta Cristina Kirchner a prevalere alla fine,come si suppone e si augurano i suoi più accesi seguaci de La Campora, o Sergio Massa,che sta già abbozzando un dialogo di ricostruzione ed unità con i companeros peronisti (in particolare guardando a Randazzo), riuscirà nel post elezioni a far convergere sul suo nome quella unità tanto cercata? Chi sarà il principale sfidante di Mauricio Macri alle presidenziali 2019? Nel frattempo Mauricio ed il suo governo stanno cercando faticosamente di far uscire il paese fuori dal disastro economico nel quale il populismo Kirchnerista aveva cacciato il paese.Secondo l’Indec (Istat argentino) infatti nel primo semestre di quest’anno la povertà è diminuita dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2016 (Toh! ma come? non era un governo “oligarca vendepatria”?), che equivale a 700 mila persone che hanno abbandonato la condizione di povertà.L’economia si è rimessa in moto ed in luglio,segnala sempre l’Indec, è cresciuta del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2016.Certo ancora la strada da fare rimane parecchia in questa direzione, ma non è neanche giusto che per biechi fini elettorali il peronismo abbia praticamente monopolizzato e fatto proprio il caso Lautaro (video).Lautaro che si è appellato attraverso i microfoni della giornalista di Cronaca tv (scoppiata in pianto) al governo, è uno dei tanti,troppi, bambini argentini che vanno ogni giorno a mangiare nelle mense sociali dei quartieri più poveri per sfamarsi e ritirare un pò di cibo per la propria famiglia.Come se il paese avesse già rimosso come se nulla fosse, i casi di morte per denutrizione durante il decennio Kirchnerista! E che dire infine del caso Maldonado? Anche qui il peronismo ha cercato di gettare discredito sul governo, rievocando le ombre dei desaparecidos dell’ultima dittatura militare! Ma il caso del magistrato Nisman (quello si dai gravi risvolti politici) ucciso “misteriosamente” due anni fa, è già stato dimenticato? Gli ultimissimi sondaggi pre voto danno quasi tutti Cambiemos come vincente, e registrano al tempo stesso una polarizzazione dello scenario politico fra il Kirchnerismo e Cambiemos, quadro che andrebbe logicamente a discapito di Massa (1Pais) e di Randazzo (Cumplir).Nella Provincia di Buenos Aires,vera cartina di tornasole del paese, infine si registra come avvenuto nelle PASO, una lotta serrata all’ultimo voto fra Esteban Bullrich e Cristina Kirchner.Questa notte il responso delle urne che ci dirà molto in merito a vincitori e vinti e all’evoluzione futura dello scenario politico argentino.

SOLO IL PERONISMO PUO’ GOVERNARE L’ARGENTINA?

Le elezioni legislative di metà mandato in Argentina sono previste per il 22 ottobre (Qui il cronoprogramma con le varie date che condurranno all’appuntamento di ottobre) e rinnoveranno il Senato con 24 nuovi eletti per il periodo 2017-2023 e quasi la metà della Camera con 127 deputati che resteranno in carica sino al 2021. Evidente il valore politico tanto per il governo Macri, che misurerà l’appoggio al proprio progetto di modernizzazione del paese come per l’ancora smarrita opposizione peronista impegnata anch’essa nella rifondazione della propria capacità di governo.Nonostante le parole di intenti per far convergere verso un fronte comune le mille fazioni interne del peronismo, non c’è minimamente accordo fra di esse, ed i personalismi sembrano ancora prevalere.Emblematico al riguardo è stato l’annullamento della riunione del Partido Justicialista bonaerense nella località di Santa Terisita il mese scorso, quando cioè si doveva iniziare ad intavolare l’argomento in merito alle possibili strategie iSAM_7391n vista di ottobre. E’ proprio la strategia di conduzione del partito e la lista sui papabili nomi da candidare che segnano le differenze fra le varie correnti. Maximo Kirchner ed il potente movimento da lui guidato,La Campora, vorrebbero imporre come candidata al Senato nella circoscrizione di Buenos Aires (la circoscrizione elettorale più pesante della nazione con i suoi oltre 16 milioni di abitanti ed i suoi quasi 12 milioni di elettori, che rappresentano circa il 40% del totale elettorale, vera cartina di tornasole delle future presidenziali) l’ex Presidente Cristina Kirchner ma alcuni sindaci peronisti tirerebbero invece la volata in favore dell’ex Ministro degli Interni Florencio Randazzo, il grande escluso delle presidenziali 2015 (escluso proprio da Cristina Kirchner che incoronò al suo posto, senza primarie interne, Daniel Scioli), il quale sarebbe disposto quindi a giocarsi il posto in Senato sfidando apertamente Cristina Kirchner nelle PASO (Primarias Abiertas Simultaneas y Obligatorias) del 13 agosto (le primarie che decidono i vari candidati di ciascun partito) sognando così il sapore di una possibile “vendetta” per lo sgarbo ricevuto nel 2015. Ad appoggiare Florencio Randazzo nell’impresa ci sarebbe il “Movimiento Evita”, SMATA (Sindicato de Mecanicos y Afines del Transporte Automotor) influente sindacato dei meccanici, e diversi Sindaci del Gran Buenos Aires. Al momento i primi sondaggi in una eventuale primaria interna, vedrebbero nettamente favorita Cristina Kirchner su qualsiasi sfidante.Cristina staccherebbe Randazzo con un gap di ben 10 punti ed oltre il 30% dei consensi, ma se per caso dovesse uscirne clamorosamente sconfitta da questa contesa, allora verrebbe automaticamente scaricata dal peronismo e ciò che rischierebbe non sarebbe solamente una mancata elezione a Senadora nazionale per la Provincia di Buenos Aires, ma la perdita della protezione politica e l’arresto insieme ai suoi figli a seguito delle numerose cause giudiziarie pendenti per corruzione.Il Partido Justicialista è diviso fra chi pretende che Cristina Kirchner torni a guidare il peronismo, e chi invece assicura che Cristina è ormai parte del passato e che quindi il PJ necessiti per questo di un rinnovamento profondo che dia largo ai vari nomi che si sono gradualmente affermati sulla scena nazionale nell’ultimo decennio.Queste elezioni di medio termine certo sono molto importanti per misurare lo stato di salute di maggioranza ed opposizione, ma sono viste solamente come un antipasto in vista delle elezioni presidenziali 2019.Tuttavia anche se la strada è ancora lunga da qui al 2019, questo appuntamento elettorale rappresenta un barometro significativo per misurare e capire di quanto consenso interno al peronismo godano i più o meno nascosti aspiranti Presidenti.Non possiamo non ricordare in questa lotta politica inoltre il nome Sergio Massa, che con il suo Frente Renovador (scissionista del Frente Para la Victoria kirchnerista) alle scorse presidenziali ottenne oltre il 20% dei voti al primo turno, pacchetto di voti rivelatosi poi decisivo per il ballottaggio fra Macri e Scioli.A tutt’oggi Sergio Massa con i suoi parlamentari, risulta essere l’ago della bilancia per le sorti del Governo di Cambiemos, non godendo questo di numeri favorevoli in parlamento.Tutto lascia presupporre che Massa ci sarà anche nel 2019 all’appuntamento presidenziale, ed è proprio in questa ottica (fiutare il possibile vincitore per salirne sul carro) che va letto inoltre l’avvicinamento al Frente Renovador dell’ex candidata presidenziale e deputata del GEN (Generacion Encuentro Nacional) Margarita Stolbizer, anche se il fronte socialista che la sostenne alle scorse presidenziali rifiuta nettamente questa ipotesi di avvicinamento al Massismo.E’ sempre poi in questa prospettiva presidenziale che va letto quindi l’attacco frontale di Sergio Massa in risposta alle critiche di Macri che lo ha accusato di ambiguità politica; una persona inaffidabile che si trova ad essere quando gli conviene un pò governo ed un pò opposizione. “Tu e Cristina Kirchner siete due facce della stessa moneta.Quello che sta perdendo la credibilità agli occhi degli argentini siete voi” la immediata risposta alquanto piccata di Massa.Queste affermazioni hanno suscitato l’ironia tagliente del giornalista Fernando Iglesias, che ha sottolineato in un tweet la faccia tosta di Massa nel dichiarare ciò, proprio da parte di chi cioè è stato niente meno che Capo di Gabinetto della ex Presidente Cristina Kirchner! CAMBIEMOSPer Fernando Iglesias non è un caso che l’appuntamento elettorale di ottobre sia molto sentito dal Partido Justicialista.Iglesias al riguardo parla apertamente di “Peronometro”, ma in cosa consiste? Il Peronometro, fuor di metafora, non è altro che un “termometro” che misura la temperatura politica del paese: con il 70% di approvazione presidenziale il peronometro segna “appoggio incondizionato”, al 60% “appoggio critico”, al 50% “appoggio condizionale”,al 40% “condizione deliberativa” (mani libere), al 30% “Manuale di Destabilizzazione e Saccheggi”.Si avete capito bene! Manuale di saccheggi e destabilizzazione del paese! Un modus operandi tipico del peronismo, che trova la complicità in parti dello Stato, in primis fra tutti la polizia bonaerense che nel 2001 di fronte ai disordini di piazza che assediavano la Casa Rosada (costringendo De La Rua ad abdicare e ad abbandonare la Rosada in elicottero) rimase praticamente immobile. Fernando Iglesias lo ricorda nel suo libro “Es el Peronismo, estupido!”  E’ la stessa Cristina Kirchner che ne fa riferimento in un suo discorso pubblico (video), ammettendo che le pressioni ed i disordini di piazza che portarono alla caduta del governo del radicale Fernando De La Rua nel 2001 (il quale si trovò a gestire una bomba ad orologeria nei conti pubblici lasciata dal suo predecessore, il peronista Carlos Menem), gettando il paese nel caos, furono orchestrati attraverso la messa in pratica di questo manuale di “golpes, saqueos y violencia”.Quando De la Rua lasciò la presidenza vi era un 38% di gente che versava in condizione di povertà,solamente otto mesi più tardi, sotto la presidenza del peronista Eduardo Duhalde, la povertà schizzò al 57% (dato ufficiale Indec-Istat argentino), cose che avvengono solamente in paesi con guerre civili o terremoti” per Iglesias, ma “stranamente” con Duhalde non vi furono le stesse sollevazioni di piazza.Il mito Justicialista dice che “Solo il peronismo può governare l’Argentina” .DIAS FELICES E’ dal 1928 con il Presidente radicale Marcelo Alvear, che un governo non peronista, non termina il suo mandato.Dopo vi fu il primo golpe di Stato con il generale Uriburu,scortato dall’allora giovane capitano Juan Domingo Peron (foto), seguirono poi oltre ottant’anni in cui il potere fù gestito dalle due fazioni interne al nazionalismo autoritario argentino: la componente elitista e quella populista, con altri successivi golpe.Non è certo un caso se durante le recenti manifestazioni sindacali che hanno paralizzato il paese,durante le proteste organizzate dalla CGT (Confederacion General del Trabajo) contro il governo, gli aderenti allo sciopero, al posto di cantare l’inno nazionale, cantavano “Torneremo al potere” e la marcia peronista! Mauricio Macri e la sua coalizione Cambiemos (una coalizione larga, che comprende oltre al PRO, partiti di centrosinistra come la Union Civica Radical e la Coalizione Civica di Elisa Carriò) hanno ereditato da Cristina Kirchner uno Stato praticamente distrutto: 695% la crescita della spesa pubblica fra il 2007 e il 2015; 27,8% di povertà (fonte UCA-Università Cattolica Argentina,una delle più prestigiose del paese,vista la totale mancanza di credibilità dell’Indec kirchnerista); 241% l’inflazione da maggio 2003 a novembre 2015; 4,5 milioni di persone che vivono di un piano sociale; 27 miliardi di dollari letteralmente bruciati dalle riserve del BCRA fra il 2011 e il 2015. Con il governo Macri l’Argentina sta graudualmente riaffacciandosi al mondo e ad un contesto internazionale che per oltre un decennio l’aveva lasciata nel più completo isolamento e priva di credito. L’inversione di rotta a 360 gradi rispetto ad un recente passato autarchico che ha visto ben evidenti tutti i suoi limiti (crescita inflazione,spirale prezzi-salari,distorsione della competitività industriale a discapito dei consumatori) è testimoniata dai numerosi contatti politico-diplomatici ed economici intrapresi durante questi due anni nel mondo per recuperare la credibilità precedentemente perduta ed invitare così gli imprenditori internazionali ad investire in Argentina.Un timore però è presente nelle menti dei vari imprenditori stranieri: l’Argentina ha veramente imboccato una volta per tutte la giusta strada? Vi è la necessità infatti che questo cambio di rotta duri più dei 4 anni della presidenza Macri, vi è la necessità di stabilità ed un contesto con regole chiare in una prospettiva di lungo periodo, in un paese in cui negli anni kirchneristi si propendeva per il “modello economico” degli amici venezuelani (sic!) e diverse imprese,vista l’impossibilità di poter operare in loco, sono letteralmente fuggite dal paese (e con loro i posti di lavoro) a causa della difficoltà ad importare merci e per il cepo al dolar (folle e farlocco regime di cambio fisso fra peso e dollaro).Date queste condizioni di partenza a dir poco drammatiche in campo economico, il cambiamento attuato dal governo Macri non è stato facile e soprattutto non è stato inizialmente indolore, ma tuttavia necessario. DEBTEd ora in questo 2017, dopo la dura recessione dello scorso anno,vi sono previsoni di crescita del 3% del PIL.L’economista Josè Luis Espert pur riconoscendo questo disastroso quadro di partenza ereditato dal governo di Cambiemos, è però fortemente critico nei confronti della conduzione economica gradualista fin qui attuata per il paese.Espert sostiene che l’Argentina debba cambiare radicalmente rotta per recuperare la credibilità perduta durante tutti questi anni,tornare cioè ad essere un paese serio che tiene fede ai suoi impegni (ne sanno “qualcosa” al riguardo le migliaia di ex detentori italiani di bond argentini). Espert è un convinto sostenitore di una shock therapy”, e motiva questo suo approccio ripercorrendo la storia economica dell’Argentina caratterizzata da default in serie che hanno segnato profondamente il paese nel corso degli anni: è la storia del deficit pubblico argentino (Il deficit pubblico, o disavanzo pubblico, è la situazione contabile dello Stato che si verifica quando nel corso di un esercizio finanziario, le uscite superano le entrate) molto chiara al riguardo: come copro questo buco che si viene a creare nei conti pubblici? Se i deficit precedenti al “Rodrigazo” (1975) si finanziavano con emissione monetaria e attingendo alle riserve valutarie del Banco Central (BCRA), dal 1978 Martinez de Hoz per coprire questo buco nei conti, ricorse invece al collocamento del debito pubblico esterno, ma la “Tablita” di Martinez de Hoz termina in un’altra crisi nel 1981 ed il debito pubblico entra in default.Come cercò di coprire questo buco nei conti Raul Alfonsin (ritorno alla democrazia 1983-89)? di nuovo come avveniva precedentemente al Rodrigazo, cioè con emissione monetaria e prosciugando le riserve del BCRA, fino a che il paese cadde nell’iperinflazione (200%!).Dopo venne Carlos Menem con Domingo Cavallo.Come coprì il disavanzo nei conti Menem? Come con Martinez de Hoz, cioè con emissione di debito pubblico esterno (e decretando la sciagurata ed irreale legge di convertibilità 1 dollaro/1 peso), ma nel 2001 ci fu il default.Come tentarono di coprire questo disavanzo nei conti i Kirchner? Nuovamente con emissione monetaria e attingendo a piene mani alle riserve del BCRA.E Macri?? DE LA RUAIncominciando ad emettere nuovamente debito pubblico.La storia del deficit pubblico argentino e dei suoi default in serie è in sostanza come un cane che si morde la coda. Dalla storia,constata Espert, gli argentini sembrano non imparare mai nulla. Alla luce di ciò per Espert esiste una sola strada possibile praticabile per rompere questo vero e proprio circolo vizioso, cioè fare ciò che nessun governo secondo lui ha mai avuto realmente il coraggio di fare: tagliare, aggredire la spesa pubblica e al tempo stesso tagliare le tasse.Solo così per Espert si potrà far ripartire veramente l’Argentina. Al di là di come la si pensi in merito, il governo Macri sembra procedere con i “piedi di piombo”, dotato di un sano pragmatismo e una visione di lungo periodo per condurre fuori dalle secche il paese, ma avrà il tempo necessario per farlo o il “club dell’elicottero” peronista avrà ancora una volta il sopravvento nella travagliata storia argentina?

 

 

Argentina fra redde rationem con il passato e nuovo corso

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Lo speciale reportage sul canale tv El Trece in merito alla prova visiva concreta delle tangenti versate dal costruttore Lazaro Baez ai Kirchner (si sospetta che siano stati a tutti gli effetti suoi soci occulti attraverso l’impresa di costruzioni Austral Construcciones SA) ha prodotto un vero terremoto.Martedì il giudice Sebastian Casanello a capo dell’indagine(“la ruta del dinero K”) a seguito di questo reportage con prove video alquanto pesanti e palesi,ha disposto l’arresto di Lazaro Baez e del suo contabile Daniel Perez Gadin appena atterrati da Santa Cruz all’aereoporto di San Fernando.
Da notare inoltre che l’inchiesta fino ad oggi era stata sostanzialmente congelata.Alcuni sostengono che questo era dovuto al fatto che Casanello era un giudice vicino al potere kirchnerista.
Strane coincidenze? “Sic transit gloria mundi” direbbero i latini, fatto sta che ora che Cristina Kirchner non è più al potere,Casanello si è magicamente svegliato e la causa giudiziaria ha subito una improvvisa accelerazione.Anche gli stessi rapporti fra Baez e la famiglia Kirchner si sono notevolmente raffreddati,per non dire totalmente deteriorati: Alicia Kirchner,sorella del defunto Nestor,nonchè cognata di Cristina e attuale Gobernadora della Provincia di Santa Cruz, ha recentemente rescisso i contratti di ben 24 opere pubbliche affidate a Baez .Austral Construcciones, ora che non c’è più “trippa per gatti”(dal 2004 al 2015 ha ricevuto come finanziamenti in opere pubbliche ben 20 miliardi di pesos,oltre 1 miliardo di dollari), non naviga in buone acque ed è praticamente quasi fallita , lincenziando solo nell’ultimo mese ben 1700 impiegati. Ora il punto è che se Baez inizia a parlare,raccontando i dettagli delle tangenti che lo legavano ai Kirchner, sperando magari in uno sconto di pena ,come previsto dalla legge “Ley de Arrepentido”, a quel punto anche l’arresto di Cristina Kirchner diverrebbe inevitabile, come ha affermato in tempi non sospetti anche il giornalista Jorge Lanata in una conferenza ad Harvard interpellato in merito al futuro del paese.Questa tesi fra l’altro è stata sostenuta da Lanata ben prima del recente video emerso della “Rosadita”, in cui si vede il figlio di Baez contare montagne di dollari ed euro da girare ai Kirchner.Per il magistrato Josè Maria Campagnoli (titolare inziale dell’inchiesta poco gradito, poi sostituito con Cristina Caamaño, magistrato filo kirchnerista,manovra questa abilmente orchestrata dal Procuratore Generale della Repubblica Alejandra Gils Carbò nominata da Cristina Kirchner nel 2012) Cristina dovrebbe essere preoccupata di tutto ciò, perchè Baez avrebbe in suo possesso documenti compromettenti contro di lei ed il figlio Maximo.Baez conosce bene infatti il percorso compiuto da queste tangenti versate ai Kirchner su conti esteri,passando attraverso Uruguay e Stati Uniti grazie ad una serie di prestanome e società offshore.E le dichiarazioni bomba di ieri sera nell’interrogatorio di fronte a Casanello da parte dello spallone Leonardo Fariña (dichiarazioni in cui fornisce i dettagli delle riunioni presso la Quinta de Olivos, residenza ufficiale della Presidenza della Repubblica, e in cui Fariña chiama esplicitamente in causa Nestor e Cristina Kirchner,soci in tutto e per tutto con Lazaro Baez”,l’ex Ministro Julio De Vido e l’ex Presidente del Banco Central Juan Carlos Fabrega) non fanno altro che aggravare ulteriormente il quadro.Il giornalista Jorge Lanata con le sue coraggiose inchieste durante la trasmissione Periodismo Para Todos ha rappresentato in questi anni una vera “spina” nel fianco dei Kirchner.E’ grazie a lui se da tre anni a questa parte  è emerso questo scandalo e non solo questo.Qualcuno potrebbe obbiettare però che anche il neo eletto Mauricio Macri è stato recentemente coinvolto in una questione analoga di società offshore e che proprio per questo il magistrato Federico Delgado lo voglia mettere sotto inchiesta.Certamente vero,ma ciò è avvenuto ben prima che Macri diventasse Presidente.Mauricio non ha sfruttato la carica presidenziale per arricchirsi illegalmente (dato che era già benestante di famiglia) come invece avvenuto nel caso dei Kirchner, il cui patrimonio è schizzato alle stelle,insieme a  quello dei loro ex Ministri: emblematico in tal senso quello dell’ex Ministro del commercio Guillermo Moreno che in 12 anni di governo K ha fatto un balzo patrimoniale del 13000%! Questo fatto però rappresenta indubbiamente una macchia per un Presidente neo eletto, poichè è noto che alla base dell’apertura di queste società offshore nella maggioranza dei casi,vi sia come motivazione di fondo quella di pagare meno tasse possibili nella propria patria. Tuttavia anche in questa spiacevole vicenda si nota la differenza di approccio fra l’ex Presidente Cristina Kirchner e il nuovo Presidente Mauricio Macri.
Il giornalista Nelson Castro nel suo editoriale all’interno della trasmissione “El Juego Limpio” ha sottolineato infatti che mentre Cristina ha sempre mal digerito le svariate inchieste che vedono tutt’ora come protagonista lei,il suo defunto marito Nestor ed il figlio Maximo (ruta del dinero K,Hotesur,”dolar a futuro”,legami con l’imprenditore Cristobal Lopez, solo per citarne alcune) mantenendo il silenzio totale nei confronti delle accuse che le venivano mosse, quasi a volerle ignorare dall’alto della sua carica, Mauricio invece ha subito voluto far chiarezza,dicendosi pubblicamente disponibile a farsi interrogare per fugare ogni zona d’ombra sulla vicenda “Panama Papers”.
Che dire inoltre del processo all’ex Segretario dei trasporti kirchnerista Ricardo Jaime (attualmente in carcere) in merito all’acquisizione da Spagna e Portogallo di vagoni ferroviari in pessimo stato per la “modica” cifra di 220 milioni di euro per 160 vagoni? Jaime si è difeso dicendo che ha agito eseguendo le direttive impartite dai suoi referenti”: l’ex Ministro dei Trasporti Julio De Vido e gli ex Presidenti Nestor e Cristina Kirchner.Anche in questo caso si sospetta che vi sia un giro di prezzi gonfiati per spartirsi la ghiotta torta dei soldi fra i vari protagonisti.La “decada ganada” kirchnerista ha lasciato al suo succesore  una Argentina con le casse vuote ed isolata a livello internazionale: lo storico accordo sull’annosa vicenda holdouts e le visite diplomatiche del Primo Ministro italiano Matteo Renzi,del Presidente francese François Hollande ed infine del Presidente americano Barack Obama testimoniano da parte della nuova amministrazione la volontà rispetto al recente passato di distanziarsi dal populismo del Venezuela di Maduro e di riconnettersi con il mondo.Il percorso non sarà facile ed in particolare nel breve-medio periodo,dopo una fiesta dei conti pubblici senza freni ,non sarà purtroppo indolore,ma tuttavia necessario.Una prospettiva per l’Argentina futura? Per riprendere le parole di speranza del discorso di Michelle Obama,la strada da seguire deve essere “l’esempio e la tenacia di donne valenti” come Maria Eugenia Vidal (prima donna Gobernadora) che ha vinto clamorosamente dopo oltre 25 anni di peronismo dominante la Provincia di Buenos Aires contro tutti i pronostici che vedevano invece favorito il candidato kirchnerista Anibal Fernandez, o come Margarita Barrientos,donna di umili origini,madre di ben dieci figli e fondatrice di una mensa sociale in favore dei ceti meno abbienti o ancora come la giornalista Marcela Ojeda,vera promotrice ed anima della campagna nazionale #NiUnaMenos (neanche una di meno) contro la violenza ed i femminicidi.

PRIME CREPE NEL PERONISMO POST VOTO

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Mauricio Macri (coalizione Cambiemos) ha vinto il ballottaggio del 22 novembre contro Daniel Scioli (Frente Para la Victoria) ed il 10 dicembre è stato così proclamato ufficialmente cinquantasettesimo nuovo Presidente dell’Argentina. dopo non poche polemiche e urla con il governo uscente in merito al luogo nel quale dovesse avvenire formalmente il passaggio di consegne (parlamento o Casa Rosada?).

L’elezione di Mauricio Macri è un’elezione storica per il paese: bisogna risalire infatti indietro nel tempo al 1999, all’ex Presidente Fernando de la Rua (Union Civica Radical-Alianza) per ritrovare nella Rosada un’altro Presidente non peronista.

La cocente batosta ha alimentato non poche polemiche nel mare magnum del peronismo (nel justicialismo vi è tutto e il contrario di tutto): i peronisti infatti perdonano qualsiasi cosa… tranne le sconfitte!

Ora che il progetto del Frente Para la Victoria è  naufragato,in diversi al suo interno si affrettano a prendere le distanze dalla “decada ganada” kirchnerista.

A tal proposito proposito, è diventato virale in rete il video del discorso pubblico (pronunciato con voce rotta visibilmente dall’emozione) di Alejandro Granados ,Sindaco di Ezeiza dal 1995 ed ex Ministro per la sicurezza di Daniel Scioli alla Provincia di Buenos Aires: “Sappiano che sono un Sindaco del Partido Justicialista,sono un Sindaco peronista e non ho nulla a che vedere con il Frente Para la Victoria.Le mie pietre miliari sono San Martin,Rosas,il generale Peron,e la compagna Evita.Non dimenticatevi mai di ciò: Peron ed Evita”… sommerso da applausi di fronte a spettatori in completo delirio! Per non parlare poi del governatore peronista della Provincia di Salta,Juan Manuel Urtubey,il quale ha elogiato l’approccio pragmatico di coinvolgimento del nuovo Presidente Macri nei confronti dei vari governatori provinciali (convocati senza distinzione di segno di politico) in merito a vari problemi da affrontare insieme.“Non avevo mai partecipato ad una riunione così” ha dichiarato Urtubey nel post faccia a faccia.Una critica neanche troppo velata alla gestione  chiusa ed arroccata del potere esercitata in questi anni da parte di Cristina Kirchner.Perfino il fedelissimo ex Ministro Florencio Randazzo (rappresentante del kirchnerismo “duro e puro”) ha scaricato l’ex Presidenta.Le ragioni,neanche troppo misteriose,vanno ricercate nel “niet” da parte di Cristina Kirchner alla sua candidatura a Presidente.

La Kirchner infatti ha deciso ed imposto in perfetta solitudine allo schieramento peronista la candidatura ufficiale di Daniel Scioli senza neanche passare per un confronto interno attraverso le primarie alle quali Randazzo se vi fossero state avrebbe preso sicuramente parte: “Avrei voluto giocarmi le primarie contro Daniel Scioli.Voi elettori avreste dovuto scegliere il candidato,non Cristina”.Per quale motivo in effetti la Kirchner abbia escogitato questa mossa a sorpresa rimarrà un mistero.

Daniel Scioli infatti non è certo collocabile alla corrente interna del peronismo seguace del kirchnerismo,tutt’altro.I rapporti con la famiglia Kirchner sono stati sempre alquanto tesi già da quando Daniel era vice di Nestor.Ma allora perché puntare proprio su di lui? Molto probabilmente il kirchnerismo temeva altre nuove possibili scissioni (dopo quella certo non di poco conto del peronista dissidente Sergio Massa) e Cristina proprio per questo ha optato obtorto collo per Scioli, per cercare attraverso la maschera di una figura moderata (per non dire apertamente di “derecha”) di frenare la corsa in solitaria di Massa (invano dato che Massa ha ottenuto poi un ragguardevole 21% dei consensi arrivando terzo,svolgendo così il ruolo di vero ago della bilancia nel ballottaggio) ed allo stesso tempo allargare il bacino elettorale potenziale, ben oltre la sua cerchia ristretta di fedelissimi.

Che dire infine de “La Campora” (organizzazione giovanile peronista nata negli anni della “decada ganada” kirchnerista e presieduta dal figlio di Cristina, Maximo Kirchner)? Fino ad oggi essendosi formata a sostegno del governo, ha avuto una grande disponibilità di spesa per iniziative di ogni genere ed  ha rappresentato una sorta di Stato nello Stato.Tutti i suoi militanti in questo decennio hanno occupato i principali Enti del potere: dall’ANSES (Inps argentino),alle poste,ad Aereolinas Argentinas,fino addirittura al… servizio meteorologico!! Ora non disponendo più delle casse del potere statale, dovrà in qualche modo ripensarsi e riadattarsi alla nuova situazione.Maximo Kirchner ha però già avvisato i vari nuovi pretendenti del Partido Justicialista che si affacciano più o meno apertamente all’orizzonte: “lo spazio politico lo conduce Cristina” .

Certamente Mauricio Macri si troverà a gestire una transizione per nulla semplice (per non dire drammatica, con riserve valutarie in dollari nel Banco Central quasi azzerate).L’eredità politica di questi 12 lunghi anni di populismo Kirchnerista che ha portato l’Argentina all’isolamento internazionale (non solo con gli USA,anche l’UE ha mantenuto rapporti alquanto freddi) si può riassumere in queste semplici cifre che inchiodano la gestione di Nestor e Cristina alle loro gravi responsabilità politiche,ma che scaricano la “bomba ad orologeria” fra le mani del nuovo Presidente: 695% la crescita della spesa pubblica fra il 2007 e il 2015; 27,8% di povertà (fonte UCA-Università Cattolica Argentina,una delle più prestigiose del paese,vista la totale mancanza di credibilità dell’Indec,l’Istat argentino); 241% l’inflazione da maggio 2003 a novembre 2015; 4,5 milioni di persone coinvolte in un piano sociale; 27 miliardi di dollari letteralmente bruciati dalle riserve del BCRA fra il 2011 e il 2015.

Logico che Macri e la sua coalizione Cambiemos essendo appena eletti,godano ora di una “luna di miele” con l’elettorato, stufo dell’arroganza del potere kirchnerista,tuttavia si vedrà a breve di che pasta son fatti quando dovranno gestire situazioni non facili,come la fine del cepo cambiario (misura annunciata proprio oggi dal nuovo Ministro dell’economia Alfonso Prat Gay in quasi contemporaneità con l’annuncio dato da parte della Fed Usa di alzare i tassi d’interesse,misura che provocherà un apprezzamento del dollaro) con la conseguente ed inevitabile svalutazione del peso che comunque il cepo(rapporto di cambi fissi) in questi anni non è riuscita ugualmente a frenare.Certo attuare le riforme dovendo volenti o nolenti trattare a causa di un quadro parlamentare fortemente frammentato (e in cui il settore Massista deterrà la “golden share” per approvarle o meno nella Camera deputati con i suoi 52 seggi) non sarà facile.

L’Argentina ha bisogno come l’acqua nel deserto di afflusso di capitali,investimenti esteri,dollari, per incrementare le sue esangui riserve ed è proprio per questo che sempre in questa direzione è stata preannunciata anche la fine delle restrizioni alle esportazioni in agricoltura.Insomma un gradito “ritorno al mondo”,testimoniato anche dal nostro Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina ,presente alla cerimonia d’insediamento di Macri, che si è dimostrato favorevole ad un ingresso dell’Argentina nell’OCSE.

 

Cosa ci dicono le primarie argentine

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Come da previsione le PASO (Primarias Abiertas Simultaneas y Obligatorias) di domenica hanno visto l’affermazione di Daniel Scioli (Frente Para la Victoria) su Mauricio Macri (alleanza Cambiemos) con una differenza fra i due schieramenti di ben 8 punti (FPV 38,52% -Cambiemos 30%); in terza posizione è arrivato l’ex Kirchnerista dissidente Sergio Massa (Unidos por una Nueva Argentina-UNA 20,58%).

Per vincere le elezioni direttamente al primo turno ed evitare così il ballottaggio,il prossimo 25 di ottobre,in base a quanto stabilisce la Costituzione,il primo classificato deve riuscire ad ottenere o il 45% dei voti o il 40% ma con oltre 10 punti di distacco dal secondo classificato.

Come valutare questi numeri? Scioli con un gap importante ma non sufficiente,è molto vicino alla fatidica soglia del 40%  e quindi alla possibilità di chiudere subito la partita,ma gli manca quel qualcosa che dovrà necessariamente cercare nei prossimi due mesi al di fuori del recinto di voti kirchnerista.

Dall’altro lato il compito dell’opposizione appare molto difficile ma non impossibile: costringere il front runner del Frente Para la Victoria ad andare al ballottaggio per poi unire gli sforzi e batterlo così al secondo turno.Mai come oggi le parole pronunciate qualche settimana addietro dal giornalista Nelson Castro appaiono come profetiche! Se non fossero bastate,una ulteriore conferma della necessità da parte dell’opposizione di far fronte comune per sconfiggere il FPV è arrivata proprio dal feudo kirchnerista per eccellenza: la Provincia di Santa Cruz,cuore pulsante K e terra di residenza dell’intera famiglia Kirchner.Qui Maximo Kirchner (figlio della Presidenta) candidato unico per la Camera Deputati del FPV,è stato sconfitto clamorosamente dopo uno scrutinio al cardiopalma da una opposizione che in quel contesto si presentava unita (coalizione elettorale “Unión Para Vivir Mejor” formata da UCR, Encuentro Ciudadano, AR-CC,Socialismo,Frente Renovador,PRO) per 3 punti di differenza (47,92%-44,39%).

Nella fondamentale Provincia di Buenos aires infine Maria Eugenia Vidal candidata del PRO alla carica di Gobernadora,ha raccolto il numero più alto di preferenze,anche se in termini assoluti il FPV si è confermato prima forza sommando i voti presi nella competizione interna (molto tesa,un testa a testa) fra l’attuale capo di gabinetto Anibal Fernandez e il Presidente della Camera deputati Julian Dominguez.

Che dire poi delle immancabili intimidazioni e brogli elettorali,subito denunciati, che si sono verificati in diversi seggi del paese in cui “misteriosamente” zelanti segretari di seggio appartenenti a La Campora hanno fatto sparire le schede del PRO per condizionare e indirizzare così l’elettorato a votare per il FPV? In rete è subito rimbalzato l’hashtag #frode

A bocce ferme analizzando i numeri,appare più che evidente che nel caso vi dovesse essere il ballottaggio per decidere il prossimo Presidente, il 20% di Sergio Massa sarà decisivo e tutti gli occhi saranno puntati inevitabilmente su di lui.Cosa farà Sergio Massa? Stringerà un accordo con Mauricio Macri(teoricamente potrebbe anche rinunciare a presentarsi già dal primo turno) o il richiamo delle sirene peroniste degli ex compagni lo spingerà ad appoggiare Daniel Scioli che ha già iniziato un “corteggiamento” nei confronti del suo elettorato appellandosi all’unità del peronismo e parlando di affinità programmatiche con il Massismo? Per il momento Massa non si è sbilanciato, ma si è limitato a parlare di una necessità di cambio di direzione del paese dal 10 dicembre,giorno in cui si insedierà il nuovo Presidente.Certo è che richiederà un prezzo politico salato per assegnare i suoi voti.

 

 

Elezioni comunali di Buenos Aires,un segnale da non sottovalutare per le opposizioni

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In primo piano sulla stampa argentina di questi giorni c’è l’esito del secondo turno delle elezioni amministrative di Buenos Aires: Horacio Rodriguez Larreta (PRO- Proposta Republicana) ha battuto al ballottaggio Martin Lousteau (coalizione ECO composta da: Union Civica Radical,Partido Socialista,Coalición Cívica-ARI, il Partido Socialista Auténtico e  Confianza Pública) e prenderà il posto del leader del suo partito, Mauricio Macri, come sindaco della capitale a partire dal prossimo 10 dicembre. Il candidato macrista si è imposto sul suo avversario con un scarto di soli tre punti percentuali: 51,6% contro 48,4%. Il PRO amministrerà dunque Buenos Aires per altri quattro anni, dopo aver completato già due mandati alla guida della capitale. Una vittoria risicata,quasi da sapore di sconfitta (considerando il gap di 20 punti del primo turno! Un exploit pazzesco di Lousteau,non previsto da nessun istituto di sondaggi,spiegabile con il pieno di voti Kirchneristi rimasti esclusi dal ballottaggio) che getta  molti dubbi sulle reali possibilità di Mauricio Macri di poter vincere le elezioni presidenziali il prossimo autunno.Questo risultato fa felice il suo avversario,il Kirchnerista Daniel Scioli che non a caso si è complimentato con Lousteau per l’ottimo risultato conseguito.

Subito dopo la vittoria, Larreta ha dichiarato: “Siamo di nuovo qui a celebrare l’enorme sostegno che i cittadini hanno continuato a esprimere nei nostri confronti. Voglio ringraziare le persone che hanno votato per noi, e anche coloro che non l’hanno fatto.Sanno bene che lavoriamo indistintamente per tutti i cittadini”, ha affermato il neosindaco.

Da parte sua, Lousteau ha sottolineato il buon risultato di ECO al ballottaggio e ha promesso “una opposizione costruttiva per la città”. Quelle di Buenos Aires sono forse le elezioni amministrative argentine di maggior impatto a livello nazionale.

La capitale è stata l’ultima città ad andare alle urne prima delle primarie (PASO-Primarias Abiertas Simultáneas y Obligatorias) del 9 agosto prossimo: questo voto ha rappresentato un test importante per il sindaco uscente Mauricio Macri, che fra tre domeniche contro Ernesto Sanz (Union Civica Radical) si giocherà il futuro politico nelle primarie nazionali in vista delle elezioni generali del prossimo autunno.Macri nella serata di festa per la vittoria di Larreta, ha colto l’occasione per delineare una parte della sua agenda politica in vista del voto nazionale.In particolare, il leader del Pro ha promesso che se verrà eletto Presidente dell’Argentina, la compagnia pertrolifera Ypf rimarrà statale, ricordando che fu proprio il PJ Partido Justicialista (vicino alle forze kirchneriste ora al governo) a privatizzare e poi confiscare la compagnia, “generando un forte discredito”.In merito alla compagnia di bandiera Aerolineas Argentinas, Macri ha annunciato che anch’essa continuerà ad essere gestita dallo Stato, e che verranno attuati piani di riorganizzazione per evitare che continui ad operare in perdita.

Infine, sul tema delle pensioni, Macri ha assicurato che “resteranno nelle mani dell’Istituto nazionale di sicurezza sociale (Anses)”, aggiungendo che l’agenzia “non sarà uno strumento politico di parte”.Un discorso chiaramente rivolto non al recinto del suo elettorato tradizionale,ma a conquistare e rassicurare quella consistente fetta di elettori delusi dalla decada Kirchnerista.Un discorso spiazzante, che ha suscitato le ironie di Maximo Kirchner (figlio della Presidenta) e l’immediata controreplica di Macri “Lo Stato è per i cittadini,non per dare lavoro alla Campora”(movimento politico giovanile kirchnerista del quale Maximo è Presidente).

Non bisogna avere la sfera di cristallo per comprendere che questi  mesi che ci separano dal 25 ottobre  sono mesi cruciali per la campagna elettorale che porterà il paese alle elezioni presidenziali,per il Senato e per la Camera dei deputati.

La situazione economica continua a deteriorarsi, con una inflazione che fonti indipendenti danno ormai al 30%, mentre la vicenda dei “fondi avvoltoi”, come li chiamano i Kirchneristi, ovvero quella piccola parte dei “tango bonds” non ristrutturati e che si sono rivolti alla giustizia Usa, pone il paese in una nuova e pericolosa  situazione di “default tecnico” che ha aggravato la situazione di isolamento internazionale in cui versa il paese che nel corso di questi anni ha preso sempre più una allarmante deriva populista filo venezuelana.

Basti pensare che nel corso di questa “decada ganada” per il CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina,Organizzazione delle Nazioni Unite) sono arrivati in Argentina appena il 9% degli investimenti stranieri in dollari (1 dollaro su 10!) sul totale dell’intero continente,perchè la mancanza di certezze dovuta alla  violazione delle leggi (la vicenda dell’espropriazione e nazionalizzazione della compagnia petrolifera YPF avvenuta a scapito della spagnola Repsol è esemplare)  è diventata ormai sistematica.

E cosa dire della recente  relazione dell’Osservatorio del Debito Sociale Argentino, ODSA, dell’Università Cattolica Argentina(UCA)? Quasi il 30% degli argentini vive in una situazione di povertà e ben 2 milioni di persone sono sotto al livello di indigenza. Il Coordinatore dell’ODSA, Agustín Salvia, ha spiegato che “la percentuale di poveri  è in continuo aumento  dal 2011,ciò è  dovuto principalmente all’inflazione fuori controllo che colpisce maggiormente i ceti più deboli  e alla mancanza di creazione di posti di lavoro, nonostante quasi il 30 per cento delle famiglie argentine sia inserito in un programma sociale di assistenza”.Tutto questo senza considerare la situazione delle finanze pubbliche che  è a dir poco allarmante! Notizia di oggi che il deficit pubblico in maggio si è quadruplicato rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (oltre  87 miliardi di pesos, +323%) con vari istituti privati che proiettano  il rosso fiscale ad oltre il 7% del PIL  a fronte di una emissione monetaria senza freni , necessaria per finanziare la voracità della  spesa pubblica:  il dollar blue al mercato nero è letteralmente  schizzato a 15 pesos.

Considerando inoltre il rapporto fra la base monetaria attuale in pesos  (a dir poco ipertrofica)  e le riserve internazionali in dollari,che ammontano a  33 miliardi, si può vedere che si ottiene un dollaro teorico superiore a 15 pesos;questo  da quindi fondamento alle attuali quotazioni nel mercato nero.

A complicare il già difficile quadro delle finanze pubbliche inoltre una recente sentenza dell’odiato giudice americano Thomas Griesa che ha reso passibili di sequestro i bonos in dollari sotto la legislazione argentina.Ciò come ben si può comprendere,rappresenta un importante ostacolo affinchè il Governo emetta nuovo debito per cercare di riequilibrare le riserve con l’ingresso di divisa finanziaria: Una svalutazione del peso nel 2016 appare una cosa inevitabile per il prossimo Presidente.

Ha perfettamente  ragione la sondaggista Mariel Fornoni quando afferma che queste presidenziali si giocheranno su un tema di fondo molto semplice: CONTINUIDAD O CAMBIO…. se la gente vuol porre  fine seriamente alla decada robada K (inquietante la rimozione del magistrato Claudio Bonadio dalla causa Hotesur su presunte tangenti date dall’impresario Lazaro Baez ai Kirchner,stessa cosa già successa  con il magistrato Jose Maria Campagnoli.Un modus operandi  che punta alla rimozione dalle varie cause penali pendenti di magistrati che danno fastidio con altri più vicini al potere kirchnerista) el cambio non può certo essere rappresentato dall’ex kirchnerista dissidente Sergio Massa (Frente Renovador),che non a caso infatti è crollato nelle intenzioni di voto rispetto allo scorso anno,nè da Margarita Estolbizer per il Frente Amplio Unen (che nel frattempo si è disgregato e ha visto la defezione di Elisa Carriò passata con il suo movimento verso la coalizione Cambiemos formata da PRO e UCR) La Stolbizer non ha nessuna possibilità di vincere e lo sa perfettamente, la sua appare più come una candidatura di testimonianza.

Chi ha reali chances di vincere e di rappresentare una “spina nel fianco” dell’unto Daniel Scioli e del suo  Frente Para la Victoria invece è proprio il Sindaco uscente di Buenos Aires Mauricio Macri.

Che piaccia o meno è Macri che incarna più di ogni altro la speranza di un cambio rispetto a questo decennio perduto. Invertire la rotta e rivedere una spesa pubblica fuori controllo (che non ha affatto  diminuito le disuguaglianze) non sarà indolore ma più che mai necessario per recuperare la fiducia e la credibilità internazionale perduta.

La notte del 25 ottobre sarà interessante osservare anche  l’esito delle elezioni provinciali di Buenos Aires dove votano oltre 11 milioni di persone (il 37% del totale dell’elettorato) che saranno inevitabilmente anche la cartina di tornasole dell’esito delle presidenziali.Il conurbano bonaerense è da sempre un barometro importante per cercare di capire in quale direzione andrà il paese e queste provinciali,dopo la vittoria risicata in città, possono rappresentare l’occasione di un pronto riscatto per il PRO che vede come sua candidata Maria Eugenia Vidal (vice di Macri in Comune).

Il problema dell’opposizione al kirchnerismo  è… l’opposizione stessa! Motivo di profonda riflessione dovrebbero essere le parole del giornalista Nelson Castro che in un editoriale all’interno della sua trasmissione citando Seneca (“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare”) non ha risparmiato dure critiche all’inconcludenza del fronte anti K,troppo frammentato e diviso al suo interno.Come ha giustamente ricordato il giornalista, la frammentazione in politica non è mai un fattore positivo perchè porta alla dispersione di voti e finisce con il favorire il fronte opposto: solo uniti (come successo a Mendoza) si può vincere!